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Passeggiate - Il Forte Venini, la torbiera del Paluaccio e altre cose attorno ad Oga

 
  1. Scheda
 
  • Zona: Alta Valtellina
  • Tipo: Passeggiata
  • Sigla: A
  • Periodo consigliato: estate-autunno
  • Punto di partenza: parcheggio antistante la strada di accesso al Forte di Oga (vedi descrizione di seguito).
  • Tempo di percorrenza: a piacere.
  • Dislivello: 50 m circa
  • Difficoltà: T (Turistica)
  • Bibliografia: Dei Cas L. "La riserva naturale del Paluaccio e il Forte di Oga", edito da Comunità Montana Alta Valtellina - Coop SO.LA.RE.S. / Bormio 1999; Gianasso M. e AA.VV.: "Guida turistica della Provincia di Sondrio", seconda edizione; Ed. Banca Popolare di Sondrio - Sondrio 2000.
  • Catografia: CNS 1:50.000 «Passo del Bernina»; Carta escursionistica Kompass 1:50.000 «Bormio-Livigno-Corna di Campo».
  • Informazioni locali: Sito ufficiale di Oga
 


 
mappa di Il Forte Venini, la torbiera del Paluaccio e altre cose attorno ad Oga
  1. Percorso
 

Percorso

La gita inizia staccandosi dalla S38 dello Stelvio alle porte di Bormio, in località Santa Lucia. Si prende a sinistra (per chi viene dalla Bassa Valtellina) e si imbocca la strada per Oga. La carrozzabile prende quota con qualche tornante fra le case di Santa Lucia e poi inizia a salire più dolcemente compiendo un lungo diagonale fra i prati. Man mano si procede la vista sulla conca di Bormio si fa più ampia e interessante mentre sullo sfondo si apre la Valfurva, coronata dalle sue grandi cime.

Dopo un lungo tratto si giunge ad un deciso tornante dove il percorso si ramifica: a destra si prosegue per la Valdidentro; a sinistra si dirige verso Oga. Imboccando quest'ultima direzione cambiamo decisamente rotta puntando verso Sud. Poco dopo, in bella mostra fra i prati, ecco sorgere l'edificio della chiesa della Madonna di Oga, o Santuario della Beata Vergine di Caravaggio, situata in una posizione veramente panoramica: una breve sosta per andarla a visitare è d'obbligo. L'edificio fu eretto nel 1725 accanto ad una chiesuola preesistente fatta costruire ai primi del '700 da Giovannino Guana di Oga come ex voto essendo scampato ad un assalto di donnole inferocite. All'interno è conservata una pregevole scultura lignea dell'Apparizione della Madonna a Caravaggio realizzata a Parigi nel 1885.

Ripresa la carrozzabile, in pochi minuti siamo alle porte di Oga; tralasciando la strada che entra direttamente in paese prendiamo a destra seguendo i cartelli per il Forte di Oga. La strada corre a monte del borgo che, per quanto piccolo, merita una visita. Fra case in stile engadinese perfettamente tenute e albeghetti che promettono tranquille vacanze si trovano ancora le vecchie case del paese, alcune delle quali abbastanza interessanti. Belle sono pure le fontane granitiche che s'incontrano nel paese. Curiosa l'architettura della chiesa parrocchiale di San Lorenzo che denota la sua "giovane" età. L'edificio fu infatti costruito nel 1904 su una chiesa preesistente eretta nel 1532, a sua volta sovrapposta ad una chiesa trecentesca. All'interno si conservano pregevoli opere lignee di due artigiani locali e due anconette, pure lignee, del XVI secolo in stile tedesco. Una, al cui esterno è dipinta un'Annunciazione, rappresenta il Presepe e sulle antine i Santi Lorenzo e Colombano. L'altra, opera del tedesco Giorgio Podel, raffigura la Vergine col Bambino fra i Santi Lorenzo e Fedele; sull'interno delle antine sono dipinti il Martirio di una Santa non identificata e l'Assunzione della Vergine. All'esterno sono visibili i Santi Pietro e Paolo.

Ripresa l'auto continuiamo la salita verso il Forte di Oga seguendo le numerose indicazioni che lasciano poche possibilità di errore. Non molto oltre il paese la carrozzabile si fa sterrata per quanto si mantenga ancora larga e comoda. Con un ampio tornante nel bosco cambiamo nuovamente direzione di marcia volgendo di nuovo verso Nord. Dopo un lungo tratto in leggera salita si giunge, infine, all'ampio parcheggio auto antistante l'Albergo al Forte, la partenza di un impianto sciistico a fune e la strada che conduce al manufatto militare.

Imboccata la stradina che si diparte dal parcheggio, varchiamo a piedi un ponte gettato su un piccolo corso d'acqua emissario della torbiera del Paluaccio, e prendiamo a salire lungo una sterrata che, con un paio di tornanti, termina nel piazzale antistante l'ingresso del Forte Venini. Poco prima potremmo anche imboccare, a sinistra, il "sentiero della sentinella" che consente di compiere il periplo della struttura le cui potenti mura di cemento sono circondate da una selva di acuminati paletti di ferro e reticolati che ancora emergono dal bosco.

  1. Approfondimento
 

Ci sono tante occasioni per compiere brevi gite nel territorio che circonda Bormio e ci mancava di descrivere questa, che è una delle più classiche e note. A due passi della capitale dell'Alta Valtellina, poco sopra l'abitato di Oga, nello spazio di pochi metri quadrati si trovano due interessanti mete turistiche, l'una a carattere storico, l'altra naturalistico.
Sulla tondeggiante e oggi boscosa cima del Dossaccio si trova la massiccia costruzione del Forte Venini o Forte di Oga, costruito pochi anni prima della Grande Guerra a guardia della conca di Bormio e dello sbocco della Valle del Braulio. La conca compresa fra il Dossaccio, ad Est, e la pendice del Monte Masucco racchiude invece un'importante oasi naturale costituita dalla palude del Pian della Torba o Paluaccio di Oga. La visita alle due località non richiede fatica poiché sono distanti poche centinaia di metri l'una dall'altra. Tuttavia, anche l'accesso ad Oga lungo la panoramica carrozzabile che sale da Santa Lucia e la consigliabile discesa verso la Valdidentro offrono interessanti spunti turistici ed etnografici.

Il Forte Venini

Una prima fortificazione a difesa della strada dello Stelvio fu fatta costruire presso Oga dallo Stato Maggiore italiano agli inizi del '900: si trattava di una postazione d'artiglieria situata sull'ampio dosso delle Motte a 1400 m circa.

Nel 1908 si decise, infine, di rinforzare il sistema difensivo con la costruzione di un forte sul Dossaccio a 1749 m, postazione senza dubbio più favorevole non solo per la difesa della strada dello Stelvio ma di tutta la conca di Bormio. Da lassù si potevano tenere sotto mira il Passo del Foscagno, le Bocchette di Penedolo, il Passo di Fraele, la valle del Braulio, ma anche la Valfurva, tutte possibili vie per un'invasione austriaca. La costruzione fu orientata in modo che, dalle quattro cupole corazzate sommitali, i cannoni potessero agevolmente ruotare verso tutti gli obbiettivi sopra citati.

L'edificio fu ultimato poco prima dell'inizio della Guerra 1915-1918 e al suo interno furono collocati quattro cannoni a lunga gittata i cui proiettili erano in grado di superare lo Stelvio per raggiungere Trafoi, allora in Austria. E in questo senso operarono le batterie del Forte, utilizzate prevalentemente come deterrente per scoraggiare eventuali velleità nemiche. Dopo il conflitto, a presidio della struttura, che nel 1938 fu intitola