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Escursioni - Gita ai laghi di Profa

 
  1. Scheda
 
  • Zona: Alta Valtellina
  • Tipo: Escursione
  • Sigla: E-31
  • Periodo consigliato: da fine giungo ad ottobre
  • Punto di partenza: strada carrozzabile Le Prese - Frontale - Fumero. La carrozzabile si diparte dalla nuova SS38 dello Stelvio subito dopo Sondalo (in direzione Bormio), all'altezza di Le Prese (182 km da Milano; 23 km da Tirano). Poco prima di Le Prese si imbocca sulla destra la strada per Frontale 1166 m e Fumero 1464 m, che s'inerpica a tornanti raggiungendo il primo villaggio dopo 1,5 km. Al terzo tornante oltre il centro abitato (fontana), si diparte sulla sinistra una stradina che costituisce l'imbocco del percorso (Parcheggio difficile sul tornante o nei suoi pressi. È possibile seguire brevemente la stradina e trovare uno slargo poco più avanti, facendo attenzione a non ostruire gli spazi per i mezzi agricoli degli abitanti. Altrimenti si trovano altri spazi sia prima che dopo il tornante).
  • Tempo di percorrenza: 4 ore per la salita.
  • Dislivello: 1300 m circa.
  • Difficoltà: EE (Escursionistica per Esperti)
  • Bibliografia: AA.VV Alta Valtellina da Grosio allo Stelvio; Ed. CAI-TCI 1984.
  • Cartografia: IGM 1:25.000 «S. Antonio Morignone»; IGM 1:50.000 «Ponte di Legno».
 


 
mappa di Gita ai laghi di Profa
  1. Percorso
 

Una gita... selvaggia

Incamminarsi lungo la stradina che, a tratti pavimentata in cemento, inizia a salire lambendo alcune cascine. Poco dopo la carrareccia entra in un bel bosco di pini e prosegue con qualche tornante portandosi nei pressi del promontorio di Bravadina sul quale spiccano alti ripetitori già visibili alla partenza. Lasciando a sinistra la breve deviazione che porta ai ripetitori, si prosegue verso destra mentre sul versante opposto della Valtellina fa mostra di sé l'imponente ferita della frana del Monte Coppetto, triste ricordo della disastrosa alluvione del 1987. La strada prende quota lambendo alcuni roccioni e raggiunge il ripiano erboso di Azzola 1706 m.
Piegando infine verso destra (Sud-est) il tracciato risale una vallecola boscosa e, perfettamente lastricato, raggiunge le baite di Boero di sotto (1849 m). Superate le abitazioni si sbuca poco dopo sui vasti terrazzi prativi che preludono a Boero di sopra. La strada compie un arco di cerchio verso sinistra e con alcuni tornanti inizia a salire portandosi quasi sopra le baite di Boero di sotto. Al primo tornante si diparte sulla sinistra una stradina pianeggiante che in breve raggiunge Boero di sopra (1960 m), segnalazione assente sul bivio.
Prima delle baite si incontra un meno utile cartello che indica la direzione da prendere: si prosegue in piano oltre le costruzioni ed una fontana entrando su un bel sentiero pianeggiante che s'immerge nel bosco. Con piacevole cammino iniziamo una lunga traversata a mezza costa in direzione Nord percorrendo i ripidi e dirupati valloni che in questo tratto caratterizzano la sinistra orografica valtellinese.
Ci troviamo in una zona veramente impervia e solitaria, poco frequentata dagli escursionisti e forse per questo ancor più interessante e fascinosa.
Il sentiero, sicuramente molto antico, fu migliorato ed ampliato durante la Grande Guerra; con belle vedute sulla frana del Coppetto e le sovrastanti Cime di Redasco, si dipana in un ambiente selvaggio caratterizzato dalla presenza di grandi esemplari di Pino cembro. Con un ultimo tratto in leggera discesa sbuchiamo infine al margine del terrazzo erboso dove sorgono le baite di Profa alta (2034 m), che possiamo raggiungere oppure evitare tenendoci lungo l'incerta pista che corre in piano poco a monte di esse (se si raggiungono le baite si deve poi piegare a destra salendo brevemente lungo un varco nel bosco fino a riprendere il sentiero). Seguire il sentiero inerbito che è fiancheggiato sulla sinistra da un grosso tubo nero affiorante di tanto in tanto e ad un bivio prendere a destra incontrando poco dopo un vecchio cartello in legno del Parco Nazionale. Continuare su una traccia malagevole, e sempre più sassosa, uscendo dal bosco, per poi tagliare, con un lungo diagonale, la sinistra orografica della Valle delle Presure. Sovrastati da torrioni rocciosi ci si avvicina al grande franamento che ha interessato tutta la parte inferiore della valle nel suo centro. Il sentiero, che una volta traversava sulla sponda opposta, risale ora il margine della frana con percorso ripido e accidentato (tenersi il più possibile lontano dal ciglione franoso). Si raggiunge così il bordo superiore dello scoscendimento dove è possibile traversare a sinistra su blocchi e, abbassandosi leggermente, traversare il torrente di fondovalle riprendendo il vecchio sentiero. A questo punto si piega a destra percorrendo una successione di terrazze glaciali in un paesaggio desolato e solitario, caratterizzato da antiche morene. Con un'ultima salita si supera una strozzatura raggiungendo l'elevazione che delimita verso valle la conca dove si trova il Lago delle Tre Mote. Piegando a destra si raggiunge infine la dorsale che separa questo bacino dal vicino lago Stelù.
Il panorama è qui ancor più selvaggio, sebbene ingentilito dal laghetto; sulla sinistra torreggia la mole rossastra del Monte Mala e, verso Nord-est, separato dall'ampia sella della Bocca di Profa (Passo del Sobretta per l'Abate Stoppani) il Corno di Profa.

  1. Approfondimento
 

Presentazione

Il titolo della presentazione al percorso del mese potrebbe sembrare scontato. Andremo, infatti, al Laghi di Profa percorrendo in parte un tratto di sentiero percorso verso fine '800 dall'Abate Antonio Stoppani e descritto nella VI serata del celebre Bel Paese.
Chi dovesse però affrontare questa lunga e bellissima gita avrà però modo di constatare come un titolo simile si presta assai bene viste le pessime segnalazioni che si incontrano lungo il tragitto. Sarà veramente come cercare le orme di qualcuno perché, a parte il cartellone posto all'imbocco del sentiero e qualcun altro sparso, le indicazioni sono scarsissime. In particolare da Profa alta occorre prestare una certa attenzione anche se il sentiero, in molti casi poco evidente, è pur sempre visibile.

Comunque consoliamoci, anche il celebre abate, che da qui discese provenendo da Santa Caterina, si perse clamorosamente evitando di un soffio uno scomodo bivacco sotto le stelle.
Resta comunque lo stupore nel constatare lo stato d'incuria in cui il Parco dello Stelvio lascia i percorsi delle sue zone più marginali dove molto spesso si svolgono gite di grandissimo interesse.

La gita non presenta particolari difficoltà e, a parte i problemi di individuazione del percorso voglio ricordare di fare attenzione nell'attraversamento delle ripide vallette che scandiscono il tratto pianeggiante fra Boero di Sopra e Profa alta: a volte, nei mesi freddi si può trovare un po' di ghiaccio.

La gita piacerà moltissimo agli amanti delle grandi solitudini e degli ambienti desolati e selvaggi. Qui, anche senza la presenza di grandi vette o ghiacciai la montagna rivela tutta la sua grandiosa severità e resta il regno dell'aquila e del camoscio.

I tre laghi di Profa occupano altrettante conche di escavazione glaciale separate da cordoni morenici e affioramenti rocciosi; il Lago delle Tre Mote è così chiamato a causa di tre piccole dorsali che affiorano dalle acque, il Lagh Brodec (o Brodegh, sporco) non pare invece avere acque particolarmente sporche ed il Lago Stelù che dovrebbe voler dire sterile, senza vita.
Il sovrastante, ampio valico della Bocca di Profa, o Passo Sobretta, mette in comunicazione con la Valle Sobretta, laterale della sinistra orografica della Valfurva.