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Passeggiate - Il sentiero del Rat

 
  1. Scheda
 
  • Zona: Media Valtellina
  • Tipo: Passeggiata
  • Sigla: A27
  • Periodo consigliato: tutto l'anno
  • Punto di partenza: Pal¨ 540 m frazione di Poggiridenti Piano. Per accesso vedi descrizione del percorso.
  • Tempo di percorrenza: 1 ora
  • Dislivello: 160 metri
  • DifficoltÓ: T (turistica)
  • Cartografia: Carta Escursionistica Kompass 1:50.000 n░ 93 źBernina-Sondrio╗.
  • Informazioni locali: CAI Sezione Valtellinese di Sondrio - Via Trieste, 27 - 23100 Sondrio - tel. 0342.214300;
  • "Ristorante Il Poggio", Poggiridenti - Via Panoramica, 2 - tel. 0342.380800
  • "Ristorante Al Crap", Tresivio - Via Lago, 29 - tel. 0342.430197
 
 
mappa di Il sentiero del Rat
  1. Percorso
 

Percorso

Quest'itinerario si sviluppa a Sud del Dosso del Calvario, in quei pochi ettari di terra sfuggiti all'impressionante opera di terrazzamento dei versanti, perseguita dall'uomo, nei secoli, tra l'abitato di Poggiridenti e di Tresivio.

Situato per la maggior parte in un'area a carattere boschivo, il percorso presenta interessanti spunti di carattere naturalistico e antropologico. Il Sentiero del Rat Ŕ, inoltre, un buon itinerario introduttivo per chi vuole avvicinarsi alla storia del territorio di una valle e delle modificazioni che ha subýto nei secoli, per opera dell'uomo e della natura.

Mentre le aree circostanti appaiono profondamente modificate e "addomesticate" dai terrazzi a vigneto, per la produzione del vino Grumello, Inferno e Paradiso, la selva a Sud del Dosso del Calvario rimane quasi un'oasi di terra selvaggia. Nascoste dalla vegetazione, si celano remote tracce di una cultura che ha saputo adattarsi alle difficoltÓ della vita nel territorio alpino stabilendo con esso un delicato equilibrio.

Si parte in localitÓ Pal¨ 540 m piccolo nucleo di case di Poggiridenti Piano. Lasciata Sondrio in direzione di Tirano, si abbandona la SS 38 dopo pochi chilometri, svoltando a sinistra in corrispondenza del bivio per Poggiridenti situato duecento metri dopo il piccolo ponte sul torrente Rogna. Proseguendo per circa trecento metri, si giunge ad un bivio dove si svolta a destra per la Via Pal¨ cosý giungendo ad un piccolo parcheggio dove si lascia l'auto. Da qui, si prosegue a piedi inoltrandosi nell'antico nucleo rurale della frazione Pal¨ dove parte una sterrata chiusa al traffico da cui si dirama il Sentiero del Rat. E' anche possibile raggiungere la localitÓ di partenza utilizzando i mezzi pubblici. Scendendo alla stazione ferroviaria FFSS di Tresivio e procedendo per circa duecento metri in direzione Sondrio lungo la strada statale, si arriva al bivio per Poggiridenti. Da qui, come sopra, in pochi minuti si raggiunge il sentiero del Rat. Dall'abitato della frazione Pal¨ si prosegue verso una mulattiera, il cui accesso Ŕ delimitato da una sbarra, alla sinistra del quale scorre un piccolo canale. Una breve sosta permette un suggestivo scorcio panoramico sull'antico nucleo rurale le cui mura giacciono sommerse dall'edera. Gli occhi pi¨ attenti potranno scorgere alcuni degli elementi caratteristici dell'architettura rurale della media e bassa Valtellina.

Non appena la mulattiera s'inoltra nella selva, in prossimitÓ di un ponticello, Ŕ situata la prima segnalazione per il sentiero del Rat.

La prima parte dell'itinerario conduce ad una suggestiva cascata che si raggiunge, in cinque minuti, proseguendo per qualche metro lungo la sterrata e poi svoltando a sinistra nel bosco, in prossimitÓ di un paletto segnaletico. Il salto d'acqua, alto pi¨ di venti metri, termina nel sottobosco in un'esplosione di smeraldina vegetazione.

Ritornati indietro sino alla segnalazione principale ci s'incammina salendo sulla sinistra del cartello per un fitto bosco d'acacie, carico d'odori e di suggestioni. L'edera avvolge i muretti a secco mentre, nelle parti pi¨ ombreggiate ed umide, la felce s'inchina gentilmente verso il suolo.

Dopo pochi tornanti si arriva in prossimitÓ della Predera: un piccolo ripiano delimitato a monte da un caratteristico muretto a secco sul quale risalta una tipica scaletta in pietra. Qui, in etÓ storica, era estratta la Pietra di Tresivio: un cloritoscisto dal caratteristico colore verde chiaro appartenente alla formazione del Servino e d'etÓ Triassica inferiore (dell'attivitÓ estrattiva oggi rimangono ben poche testimonianze, ma sulla parete rocciosa sopra il ripiano Ŕ ancora visibile qualche foro da mina).

La Pietra di Tresivio era lavorata prevalentemente a spacco, per ottenere blocchi da costruzione; tuttavia, nel '500, era utilizzata anche per realizzare elementi decorativi e strutturali destinati alle pi¨ importanti opere architettoniche di Sondrio, Ponte in Valtellina e Tresivio. Il colonnato del cortile interno del Museo di Storia e Arte di Sondrio, alcuni particolari architettonici del Palazzo del Municipio del capoluogo e del palazzo Martinengo, nonchÚ la base del santuario della Santa Casa di Loreto a Tresivio, non sono che alcuni esempi dell'impiego di questa pietra nell'architettura locale.

Abbandonata la Predera, in pochi minuti si giunge alla sommitÓ della cascata vista nella prima parte del percorso. Da qui, il sentiero costeggia il corso d'acqua che scorre entro una stretta incisione della roccia creando magici giochi di luce e di colore. L'acqua si Ŕ fatta strada verso valle nelle fratture superficiali della roccia e, levigandola, ne ha modificato fantasiosamente la forma.

Da una scaletta in pietra, la traccia abbandona il ruscello per continuare nella macchia. La salita procede tranquilla e sempre segnalata da piccoli paletti di legno bianchi e rossi e da qualche bollo rosso di vernice. In una decina di minuti di cammino dalla gola rocciosa, si raggiunge una caratteristica scalinata scolpita nella pietra da chissÓ quali mani pazienti.

Le incisioni rupestri risalenti all'etÓ del Ferro scoperte in alcune proprietÓ terriere del vicino Dosso del Calvario, e il reperti trovati anni or sono ai piedi della rupe possono facilmente stuzzicare la nostra fantasia che immagina il sottobosco disseminato da numerosi reperti archeologici. Proseguendo oltre la gradinata scolpita, in breve si giunge nella zona dei frutteti di Tresivio. Traversando a sinistra, quindi risalendo sulla sinistra idrografica del torrente Rogna fino ad incrociare la Strada Panoramica dei Castelli, si giunge a Piasini dove si trova il Mulino del Canaýn.

La localitÓ Ŕ situata sul confine amministrativo dei due comuni di Poggiridenti e Tresivio, fisicamente individuato dal letto del torrente Rogna.

Qui il paesaggio cambia aspetto: la pendenza del versante si abbatte per formare un rigoglioso e verdeggiante ripiano. Ci troviamo, infatti, su uno dei tipici terrazzi d'escavazione glaciale, situati ad una quota compresa tra i cinquecento e i seicento metri, sul versante settentrionale della media e bassa Valtellina e sulla quale sorgono i paesi pi¨ antichi della valle come Tresivio, Poggiridenti, Montagna in Valtellina, Castione Andevenno, Berbenno e Buglio in Monte. Diversi furono i motivi che spinsero i popoli del passato ad insediarsi in questa fascia costiera. Tra questi, sicuramente l'esigenza di far fronte ai problemi di un'area spesso soggetta ad alluvioni e malsana e dal bisogno di sfruttare al meglio il calore del sole, per le coltivazioni ma anche come alternativa alle pi¨ primitive forme di riscaldamento.

Ma quando Ŕ iniziata questa colonizzazione? Se la cava di pietra, i muretti a secco e le costruzioni della frazione Pal¨ ci riportano a ritroso nel tempo di qualche centinaio d'anni, le incisioni rupestri appena citate ci fanno sprofondare almeno ad ottocento-mille anni prima della nascita di Cristo.

Dopo queste brevi riflessioni si pu˛ tornare al nostro itinerario. Il Mulino del Canaýn, alimentato da Torrente Rogna, sorge tra un gruppo di case, a monte della strada panoramica, in Via Santa Cena, sulla sinistra idrografica del corso d'acqua. Si tratta di una piccola costruzione in muratura, adibita a deposito, sul retro del quale sono presenti la grossa ruota metallica, che un tempo azionava il meccanismo della macina mentre oggi serve da fioriera per gerani e garofani, e un canaletto per l'acqua, indispensabile forza motrice un tempo, elemento decorativo ora.

Ci˛ che una volta serviva per macinare segale e grano saraceno, fondamentali elementi di una dieta semplice e povera, giace ora inserito in un contesto urbano pi¨ moderno, ma serve a ricordare i secoli passati e la semplicitÓ dei gesti che accompagnavano la vita di tutti i giorni.

La cucina valtellinese, saldamente ancorata alle sue tradizioni, costruisce le fondamenta dei suoi sapori su questo tipo di prodotti. Lungo la Strada Panoramica dei Castelli, nel tratto compreso tra gli abitati di Poggiridenti e Tresivio vi sono numerose possibilitÓ per degustare i piatti tipici e assaggiare i vini prodotti nella zona.

  1. Approfondimento
 

Due passi in più: Tresivio e la Santa Casa di Loreto

In cima alla salita, una volta giunti a Piasini e sulla Strada Panoramica dei Castelli, il ristorante Il Poggio, in localitÓ Poggiridenti, sulla strada panoramica o il ristorante Al Crap, in Via Lago 29 a Tresivio, consentono al visitatore, una sosta gastronomica in un ambiente caratteristico e accogliente.
Dopo questa pausa, che ben completa l'itinerario proposto integrandone il contenuto, si consiglia una visita al santuario della Santa Casa di Loreto posto a monte della strada panoramica, fra Tresivio e Poggiridenti. La costruzione, risalente al XVIII secolo, sorge sui resti di una cappella del 1440 e detta della Madonna di Tronchedo, di fondazione della famiglia Beccaria. A differenza della maggior parte delle chiese valtellinesi, le cui pareti perimetrali, salvo la superficie della facciata, non sono intonacate ma presentano la grezza muratura, l'edificio fu concepito come una sorta di palazzo-castello barocco, studiato in maniera tale da offrire interessanti particolari e impostazioni stilistiche differenti su tutte quattro le facciate. Il vicino borgo di Tresivio fu abitato da epoche remote. Nell'anno 1016, il suo nome compare come castro Trecive per diventare, nel 1022, Tresivi. Nel 1328, il paese vide sorgere sulle sue alture un castello per opera dei De Capitanei di Sondrio. La costruzione venne sfruttata durante tutto il governo dei Visconti e degli Sforza per poi venire demolita il 22 aprile 1513 in seguito alla venuta dei Grigioni.
Le bellezze artistiche e architettoniche di questo paese non si limitano al solo santuario. Degne di nota sono anche la chiesa arcipretale di S. Pietro e Paolo risalente al XIII secolo, un palazzo seicentesco, situato nella stessa piazza della chiesa e l'Oratorio del Calvario, posto sulla rupe che domina, a meridione, il paese e risalente al diciassettesimo secolo.


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