Testata per la stampa

Passeggiate - Il più grande "sasso" d'Europa: Sasso Remenno

 
  1. Scheda
 
  • Zona: Media Valtellina
  • Tipo: Passeggiata
  • Sigla: A8
  • Periodo consigliato: autunno
  • Punto di partenza: parcheggio sul lato meridionale del Sasso Remenno. Vedi accesso nella descrizione dell'itinerario.
  • Dislivello:poche decine di metri
  • Difficoltà:T (turistica, breve sentierino  che comunque richiede almeno la dotazione di scarpe da ginnastica)
  • Tempo di percorrenza:poche decine di minuti
  • Bibliografia:Miotti G. - Vannuccini M. "Il Sentiero dei Ciclopi", Guide dalle Guide, Sondrio 2004
  • Cartografia:Carta Escursionistica Kompass 1:50.000 «Chiavenna-Val Bregaglia»
  • Informazioni locali: Centro Polifunzionale della Montagna.
  • Via Moss, 1 - 23010 - Filorera, Valmasino - (SO) - Italy tel / fax +39 0342 640004.
 


 
mappa di Il più grande "sasso" d'Europa: Sasso Remenno
  1. Percorso
 

Percorso

Questo percorso facile vi vuole portare in Val Masino, a vedere il più grande monolito d'Europa, il Sasso Remenno. Non avremmo mai pensato di proporre la gita nel periodo estivo quando torme di turisti di ogni genere sciamano in quest'angolo delle montagne valtellinesi. Invece ci sentiamo di consigliarla caldamente nelle mezze stagioni quando la calma e il silenzio si impadroniscono nuovamente di questi luoghi, quando i colori autunnali conferiscono un nuovo volto alle rupi e le prime nevi rinfrescano le alte regioni e tutto appare più nitido e brillante. E' il momento magico in cui, lontani da mille distrazioni, si può tornare ad instaurare quel silenzioso dialogo con la natura di cui tutti hanno bisogno e di cui c'è spesso penuria.
Tutto ciò con poca fatica, a pochi passi dalla strada, in un contesto paesaggistico di rara bellezza ed armonia che ci si svela completamente solo in questo periodo.
L'imbocco della Val Masino, si trova all'altezza del paese di Ardenno, sulla SS 38 dello Stelvio, circa 10 km dopo Morbegno, in direzione Sondrio. Per almeno due terzi il tracciato corre stretto, quasi soffocato dalle incombenti pendici dei due versanti vallivi. Francamente nulla lascia presagire quello che ci attende pochi chilometri più avanti. Dopo un lungo tratto in cui la valle è piuttosto incassata, la strada raggiunge il paese di cataeggio, sede del Municipio e poi, con un paio di tornanti entra nell'attiguo borgo di Filorera. Uscendo dal paese si deve lasciare sulla destra la deviazione per il Centro Polifunzionale della Montagna e Preda Rossa per deviare a destra. Il il nastro d'asfalto si infila con una curva dietro un grande masso e... il mondo cambia. Si sbuca su una vasta piana erbosa percorsa dal torrente Masino e lo sfondo viene completamente dominato da grandi e ardite vette granitiche.

Poche centinaia di metri più avanti questo imponente paesaggio quasi scompare poiché la nostra attenzione è inevitabilmente attratta da quella che appare come una grande emergenza rocciosa e che, invece, è un enorme blocco monolitico: è il Sasso Remenno, uno dei simboli della Val Masino assieme al Pizzo Badile e al Gigiat, il mitico animale mezzo caprone e mezzo camoscio che, si dice, vive ancora in pochissimi esemplari nelle più remote vallate di questi monti.

La strada carrozzabile lambisce il Sasso, la "Preda de Remenn" per gli abitanti locali, per poi proseguire verso San Martino, l'ultimo abitato della valle. E' possibile parcheggiare nell'ampio spiazzo antistante il lato meridionale del Remenno ed iniziare il breve tour del pietrone.
L'enorme macigno è, probabilmente, quanto resta di una gigantesca frana staccatasi in epoche remotissime dalla stretta valletta soprastante. Attorno a questo "signore" giacciono, infatti, centinaia di blocchi minori, alcuni alti solo pochi metri, altri di enormi dimensioni, con pareti di oltre 25 metri. Se potessimo disporre di una pianta del Sasso Remenno potremmo vedere che il monolito ha grosso modo la forma di un pentagono le cui pareti variano in altezza dai 25 ai 45 metri. La sua sopravvivenza in una terra di cavatori è dovuta al semplice fatto che la qualità del granito di cui è composto, ottima per lo scalatore, è invece assai scarsa ai fini edili. Così il Remenno e i suoi satelliti sono scampati al periodo d'oro delle cave, cosa che, successivamente, ha permesso di farne un monumento naturale protetto e una delle più note palestre di roccia d'Europa. L'ampia superficie sommitale del masso è in buona parte occupata da un prato e da una piccola selva di betulle. Spunta qua e là qualche cespuglio di ginepro mentre più diffuse sono l'erica e la ginestra. Fra i fiori che prosperano su questo prato sospeso ricordiamo il mughetto, la genziana e il giglio rosso che, al principio dell'estate, orna le cenge più esposte.
Un sentierino parte presso una fontanella in granito e in breve porta nel prato sottostante la parete Sud. Traversato verso sinistra un ruscelletto si varca un muretto a secco e poi deviando a destra si compie un arco di cerchio che gradualmente ci porta sotto l'inclinata parete Ovest. Questo è il lato più facile del Sasso e, se guardate con attenzione potrete scoprire una serie di gradini che ne intagliano la roccia. La linea scavata segue i punti deboli della placca e poi, astutamente, ne evita il liscio tratto finale grazie ad un aereo terrazzino che porta a sinistra, in un punto ove un facile risalto porta in cima. I gradini furono pazientemente intagliati dai valligiani onde facilitare l'accesso al prato sommitale che veniva falciato e che, in altri periodi, fungeva da pascolo per le capre che ancor oggi, a volte, si possono scorgere scorrazzare sulle pareti e in vetta. Ancor prima che per la scalata il Remenno fu "conquistato" per scopi utilitaristici e ancor oggi il boschetto di betulle viene periodicamente sfoltito per far legna.
Il giro prosegue per il sentierino che, dallo spiazzo sottostante la parete Ovest, inizia a scendere, stretto fra la parete del Remenno a destra e un grande pietrone sulla sinistra. Varcata la strozzatura si sbuca su un ripido prato in vista della strada che si raggiunge in breve per trovarsi sotto l'impressionante parete Nord. E' la più alta di tutte, liscissima, fredda e vertiginosa, resa ancor più severa dal gigantesco tetto che la interrompe a metà.
Non potremo mai sapere chi pensò per primo di  arrampicarsi su questo gigantesco blocco con scopi di natura "alpinistica", per sport. Forse fu, negli anni '20, il conte Aldo Bonacossa, uno dei maggiori esploratori di questi monti. Notizie più certe ci portano alla fine degli anni '50 quando le pareti del masso vennero utilizzate dagli alpinisti della Sezione Valtellinese del CAI per compiere le prime esercitazioni del neonato Soccorso Alpino locale. I grandi anelli piombato che scandiscono l'orlo superiore di molte pareti altro non sono che i punti di ancoraggio da dove si effettuavano recuperi e calate. Fino alla metà degli anni '70 le vie di scalata si potevano contare sulle dita di una mano. C'erano la via normale (quella dei gradini), la via del Naso, la via del Soccorso, sulla parete Sud, la via di Comaschi e quella del Tetto, per quel tempo la più impressionante e difficile di tutte.
Solo a partire dal 1975, le vie di scalata del Sasso Remenno conobbero un incremento vertiginoso.  In quegli anni, un gruppo di giovani scalatori valtellinesi note come i Sassisti, davano il via ad una rivoluzione tecnica e filosofica che influenzò tutto l'alpinismo italiano.
Oggi, a più di vent'anni di distanza, sul Sasso Remenno e sui massi satelliti si contano più di 200 itinerari di scalata di ogni difficoltà, da quelli adatti all'apprendimento a quelli più estremi.

  1. Approfondimento
 

Presentazione

Potete anche andare a curiosare attorno alla "Torcia", il grande masso che sorge dietro la seconda delle due case e potete poi portarVi al vicino "Sasso dell'Ano", caratterizzato da un grande camino che lo spacca in due. Di notevole interesse è anche la visita al vicino nucleo rurale di Vesido, un pugno di baite di pietra perfettamente inserite nell'ambiente e circondate, quasi protette, da enormi blocchi di serizzo, la varietà di granito che caratterizza il lato sinistro orografico della Val Masino. A differenza del ghiandone, che si presenta costellato da grossi bitorzoli di bianco feldspato, il serizzo ha una grana più uniforme e finissima, per certi versi più elegante e "sobria".
Vesido si raggiunge da Filorera imboccando la deviazione per il Centro Polifunzionale della Montagna che si raggiunge dopo alcune centinaia di metri. Lasciata l'auto si traversa il torrente Masino su un moderno ponte alla cui destra si trova quello antico, in pietra, a doppia arcata e veramente bello.
Subito oltre il ponte si devia a sinsitra lungo una stradina sterrata che lambisce la grande pozza del Moess, piscina naturale del torrente assai frequentata d'estate (bene inserite nell'ambiente sono due sculture ricavate da un masso granitico che sorveglia il Moess). Procedendo si lambiscono grandi massi e una zona prativa al cui termine, sulla destra, ecco il bellissimo nucleo di Vesido che può meritare il piccolo sforzo di una visita accurata.
 
Le brevi passeggiate che Vi abbiamo proposto possono essere gestite a piacere; è possibile anche percorrere il sentiero che da Vesido porta a San Martino Val Masino costeggiando il bellissimo torrente, ma sarà poi impossibile non fermarsi per una pausa ristoratrice. Allo scopo ci permettiamo di consigliare il ristorante Miramonti, all'inizio della piana del Remenno, i ristoranti Dolci e Sertori a Filorera, e il Genzianella a San Martino. Sul percorso fra Vesido e San Martino si trova anche l'ottimo ristorante del Campeggio Sasso Remenno.

Chi volesse provare l'emozione di raggiungere la cima del Sasso Remenno, anche senza essere uno scalatore, può chiedere l'ausilio di una delle Guide Alpine della Scuola di Alpinismo della Val Masino intitolata al mitico GIGIAT. Per informazioni rivolgersi a Fiorelli Sport a San Martino Val Masino.

Stampa la pagina