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Escursioni - Attorno al Monte Spondascia

 
  1. Scheda
 
  • Zona: Media Valtellina
  • Tipo: Escursione
  • Sigla: E2
  • Periodo consigliato: da luglio a ottobre
  • Punto di partenza:piazzale parcheggio presso la diga di Campo Moro (1990 m). Campo Moro è raggiungibile staccandosi a sinistra dalla SS 38 all'ingresso di Sondrio e percorrendo la carrozzabile della Val Malenco seguendo le indicazioni per Lanzada e Franscia; oltre questa località la strada è sterrata (Milano-Sondrio 130 km; Sondrio-Franscia 24 km; Franscia-Campo Moro 9 km)
  • Tempo di percorrenza:6-8 ore per l'intero giro.
  • Dislivello: 600 m
  • Difficoltà:E (Escursionistica)
  • Bibliografia:Canetta N. e Miotti G. "Bernina"  Collana Guida dei  Monti d' Italia Ed. CAI-TCI; Milano 1996
  • Cartografia:CNS 1:50.000 «Monte Disgrazia» e «Brusio»; Carta escursionistica Kompass 1:50.000 «Bernina-Sondrio»
  • Informazioni locali:Consorzio turistico Sondrio-Val Malenco - tel. 0342-451150;  info@sondrioevalmalenco.it
 
 
mappa di Attorno al Monte Spondascia
  1. Percorso
 

Itinerario

Dal piazzale parcheggio, in corrispondenza del muraglione della diga di Campo Moro ove si lascia l'auto, si prosegue lungo la strada sterrata portandosi ai piedi della diga di Gera. Raggiunto il sommo del muraglione si imbocca la stradetta pianeggiante che percorre la sponda destra del bacino artificiale. Passata una galleria si abbandona la strada, per salire a destra (cartelli indicatori Alpe Val Poschiavina). Dopo una breve serie di tornanti si sbuca, infine, sui vasti piani prativi ove, annidata sotto le grandi rupi del lato destro orografico della valle, si trova l'Alpe Val Poschiavina che si raggiunge traversando il torrente su un ponticello. Si prosegue fiancheggiando il corso d'acqua salendo per sentiero ben tracciato e per tratti ancora ben conservati della vecchia mulattiera. Oltrepassando le varie strutture di rosso serpentino che caratterizzano il paesaggio si giunge così alla testata della valle ove, con un'ultima breve salita si raggiunge la cresta spartiacque con la Svizzera e la sella del Pass da Cancian (Passo di Canciano) 2464 m.

Prendendo a destra (Sud-ovest) si percorre la facilissima cresta detritica salendo ad un piccolo laghetto 2498 m, da dove si inizia ad intraprendere una traversata su terreno morenico piegando ancora verso destra (Ovest).

Siamo al cospetto della dolce Vedretta del Pizzo Scalino la cui regolare piramide domina il paesaggio circostante. Oltrepassato il torrente originato dal ghiacciaio si sale portandosi presso il laghetto 2569 m, e poi, ancora su sfasciumi e risalti erbosi, si tocca il Passo di Campagneda 2626 m, ampia sella da cui si può ammirare un magnifico panorama. Ai nostri piedi si stende il verde altopiano di Campagneda, mentre in lontananza sull'alta Val Malenco brilla il castello argentato del Monte Disgrazia. La splendida e vastissima piana dell'Alpe Campagneda è di certo uno degli angoli più belli della Val Malenco orientale. Dominata a Nord dalle rupi del Monte Spondascia 2867 m, e a Sud-est dalle linee pulite della piramide del Pizzo Scalino 3323 m, la grande prateria alpina è una testimonianza dell'azione degli antichi ghiacciai che ne hanno modellato il bacino e arrotondato le emergenze, lasciando inoltre alcuni splendidi laghetti. Per questo altopiano e per la vicina e più settentrionale Val Poschiavina passavano importanti vie di comunicazione con la Svizzera attraverso i passi di Campagneda, Confinale e d'Ur.

Per pendii di sfasciumi ci si abbassa seguendo un valloncello, mentre la traccia si fa sempre più marcata (segnalazioni gialle dell'Alta Via della Val Malenco). Si raggiunge così il primo dei Laghi di Campagneda e poco dopo, lambendo gli atri specchi d'acqua, si giunge sulle rive del bacino più grande, a 2339 m.

La discesa facile e ben marcata termina sui vastissimi e verdeggianti pascoli del Piano di Campagneda. Dirigendosi verso Ovest si giunge, infine, all'Alpe Campagneda. Qui si deve imboccare il sentiero che, traversato il corso d'acqua proveniente dai laghi di Campagneda, prosegue a mezza costa, lambendo le pendici del Monte Spondascia e poi, con alcuni saliscendi, raggiunge un'ampia dorsale di rocce con rado bosco.

Una breve discesa porta al Rifugio Zoia e, pochi istanti più tardi, al parcheggio dove si è lasciata l'auto.

  1. Approfondimento
 

Il Pizzo Scalino e la sua leggenda

Nel corso della gita avremo modo di osservare con attenzione i versanti e le creste settentrionali del Pizzo Scalino, la montagna simbolo della Val Malenco. L'ultimo tratto di salita verso il Passo di Campagneda, si svolge infatti, al cospetto della lingua terminale del Ghiacciaio dello Scalino, incastonato in una sorta di catino roccioso formato dalle creste del Pizzo di Canciano e del Pizzo Scalino che è perfettamente riconoscibile per la sua elegante forma piramidale. La via normale di salita alla cima, si svolge appunto lungo la facile vedretta e poi per le semplici rocce della cresta Sud-est. Si tratta di un'ascensione considerata facile, ma che, tuttavia, non va mai sottovalutata e richiede l'uso di corda, piccozza e ramponi. Di ben altro spessore sono le scalate che si svolgono sulla parete Nord-ovest, una muraglia di rocce friabili striate da bianchi filoni calcarei. Pur essendo molto bella, questa parete, che precipita sulla piana di Campagneda e sull'Alpe Prabello, è notevolmente pericolosa, causa la cattiva qualità della roccia.
Per la sua posizione dominante sulla Val Malenco, e per la sua regolare forma piramidale, il Pizzo Scalino è stato per secoli una sorta di gigantesca meridiana, la cui ombra scandiva i ritmi degli abitanti della valle. È forse questa l'origine della leggenda nata attorno alla bella vetta, che vede il suo ghiacciaio teatro di un perenne scontro fra i cavalieri della luce e quelli delle tenebre. Si dice che lo Scalino celi nelle sue viscere un castello a forma di orologio nel quale coabitano, difesi dai loro eserciti, il popolo della luce e quello delle tenebre. Un colpo di gong scandisce la venuta della luce e, a sera, la sua calata; ma questo è anche il segnale che dà il via all'eterna lotta fra i cavalieri bianchi e quelli neri che sul ghiacciaio si combattono selvaggiamente, fino al prevalere di uno dei due schieramenti che, però, subirà la sconfitta al successivo suono del grande gong.

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