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Cicloturismo - La selvaggia Val Bodengo

 
  1. Scheda
 
  • Zona: Media Valtellina
  • Periodo consigliato: da fine giugno a ottobre
  • Punto di partenza: Stazione ferroviaria di Chiavenna
  • Dislivello: 1069 m circa
  • Sviluppo: 19 km circa
  • Tempo di percorrenza: 4 ore circa
  • Cartografia: Carta Escursionistica Kompass 1:50.000 «Chiavenna-Val Bregaglia».
  • Informazioni locali:  www.trasporti.regione.lombardia.it
  • www.arpalombardia.it/meteo
 
 
Val Bodengo
  1. Percorso
 

Percorso

Dalla stazione ferroviaria di Chiavenna, percorrendo Viale Risorgimento e poi a destra Via Consoli Chiavennaschi si giunge alla rotonda dove si diramano la strada per il Passo del Maloja e quella per il Passo dello Spluga. Da qui si diparte anche Via Alessandro Volta che, a sinistra, esce dalla cittadina e diventa la Via Trivulzia. Dopo circa 5 km dalla stazione si entra così a Gordona. Alle porte del paese, appena superato il torrente Crezza, si prende a destra Via degli Emigranti, iniziando la salita. La via diventa poi Via Cimavilla e al suo temine prosegue la strada per Bodengo. La strada sale con una serie di tornanti intervallati da lunghi diagonali e con alcuni tratti discretamente ripidi anche se fortunatamente brevi. Rinfrescati dalle selve, si guadagna quota ammirando di tanto in tanto il panorama sul fondovalle e sulle impressionanti architetture del Pizzo di Prata che s'impone verso Est. Questo tratto ha termine in località Donadivo dove, sulla destra, si trova l'omonima locanda, punto di ristoro possibile. Lasciata a destra la deviazione per l'Alpe Orlo, la nostra carrozzabile continua percorrendo il ciglio della profonda forra della Val Bodengo scavata nei millenni dal Torrente Boggia. Lo spettacolo merita un attimo di sosta contemplativa mentre sul versante opposto si scorgono le dimore di Bedolina. Superato il canyon della Val Pilotera che scende da destra, la strada prosegue sempre pianeggiante uscendo finalmente al maggengo di Pra Pincé 917 m dove la valle si apre e sul versante opposto sbocca la oscura Val Garzelli.
Con andamento quasi pianeggiante la strada costeggia le limpidissime ed invitanti acque del Boggia che fra rocce multicolori forma pozze di acque cristallina e poco dopo entra nel villaggio di Bodengo  1030 m, caratterizzato dall'evidente edificio della chiesa di San Bernardo. Verso Sud s'addentra un'altra convalle, la Valle Soè e dopo averne oltrepassato lo sbocco la strada supera il Boggia e continua piacevolmente fra boschi e prati. Poco dopo l'asfalto termina per lasciare il posto ad un discreto sterrato che tenendo la destra orografica della valle sbuca sui pianori dei Corte Terza, caratteristico grumo di case situato sulla riva opposta del torrente e dominato dalla giallastra parete del Precipizio di Strem su cui si svolgono impegnative vie di scalata.
Sempre poco ripida, ma con fondo progressivamente peggiore la strada s'addentra lungo il fondovalle fra radure e macchie di faggi ed abeti. Riattraversato il torrente si porta sul versante opposto della valle e alternando qualche scomodo seppur breve tratto un po' ripido termina fra i grandi massi dove si trovano i ruderi dell'alpeggio di Corte Seconda.


  1. Approfondimento
 

La Val Bodengo è certamente una delle vallate più curiose ed interessanti della provincia di Sondrio e probabilmente anche una delle meno note. Il suo imbocco, caratterizzato da un profonda forra, si trova alle spalle del grosso borgo di Gordona, sul versante destro della Val Chiavenna. Non moltissimi anni fa, per entrare in valle ci si poteva avvalere solo della mulattiera che, perfettamente lastricata, saliva da Gordona fino alla Cappella di Donadivo. Una volta giunta sul ciglio della forra la via scendeva ad attraversare il Torrente Boggia grazie ad un meraviglioso ponte di pietra e poi risaliva ai maggenghi di Bedolina e poi di Pra Pincé, dove la valle si allarga (il percorso escursionistico è tuttora esistente e segnalato). Oggi questo tratto di valle, incassato e selvaggio, sprofondato fra alte pareti granitiche, è uno dei paradisi degli appassionati del canyoning, la discesa delle forre torrentizie, ed è uno dei percorsi più suggestivi e classici delle Alpi.
Già sul finire degli anni 60 del secolo scorso era iniziata la costruzione di una strada carrozzabile che da Gordona arrivava appena dopo Donadivo. Negli anni successivi la strada è stata prolungata scavandone la carreggiata sul bordo roccioso della forra e superando la profonda Val Pilotera grazie ad un ardito ponte. In quel periodo furono in molti a protestare contro tale opera che vedevano come un attentato all'integrità di una delle poche valli ancora risparmiate dal traffico motorizzato. Tuttavia, a distanza di molti anni possiamo riconoscere che non tutto il male viene per nuocere perché proprio grazie alla facilità di accesso stradale, gli abitanti di Gordona hanno potuto rivitalizzare maggenghi e località che prima versavano in uno stato di semi abbandono. Anticamente, assieme alle sue convalli la Val Bodengo costituiva un ricco comprensorio di pascoli e boschi che contribuiva non poco al benessere economico delle genti locali, ma l'importanza della valle è legata anche alla sua posizione geografica. Scavalcato il crinale del suo versante sinistro orografico al Passo del Notaro, si accedeva abbastanza facilmente in Val Mesolcina attraverso la Val Cama. Ancor oggi non è raro imbattersi in turisti elvetici impegnati in questo collegamento escursionistico che un tempo ebbe sicuramente qualche importanza nei rapporti sociali e commerciali fra i due versanti.
Accanto alle testimonianze lasciate da secoli di attività umana, la valle colpisce per la sua impressionante grandiosità e per l'atmosfera selvaggia che la permea a partire dalla forra iniziale per continuare con le oscure valli laterali, finendo con le grandi architetture rocciose del Precipizio di Strem e del Pizzo Cavregasco, sentinella al termine del percorso.
La gita si svolge su strada asfaltata fino a Bodengo. Poco oltre il percorso si fa sterrato; pertanto, sebbene sia in gran parte pianeggiante, è opportuno disporre di una robusta biciletta e con battistrada largo (in teoria non è necessaria una vera mountain bike).

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