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Passeggiate - Costiera dei Cèch - prima parte - Da Cino alle porte di Mello

Da Cino alle porte di Mello

 
  1. Scheda
 
  • Zona: Bassa Valtellina
  • Tipo: Passeggiata
  • Sigla: A1/2
  • Periodo consigliato: tutto l'anno ad eccezione dei mesi più caldi
  • Punto di partenza: Cino. Il paese si raggiunge staccandosi a sinistra dalla SS38 all'altezza di Rogolo (6 km circa dall'uscita della Superstrada 36) per dirigere alla volta di Mantello. Varcata l'Adda su un moderno ponte si giunge ad una rotonda imboccandone alla seconda uscita (indicazione Cino). Da qui con altri 3 km si giunge al paese.
  • Tempo di percorrenza: a piacere, in media da due a quattro ore
  • Dislivello: percorso semi pianeggiante con brevissimi dislivello
  • Difficoltà: T (Turistica)
  • Bibliografia: Gianasso  M. e AA.VV.  "Guida turistica  della Provincia di Sondrio"  seconda edizione; Ed. Banca Popolare di Sondrio"  - Sondrio  2000
  • Cartografia: Carta Escursionistica Kompass 1:50.000 «Chiavenna-Val Bregaglia»
 


 
mappa di Costiera dei Cèch (diviso in tre parti)
  1. Percorso
 

Da Cino alle porte di Mello.

Abbiamo pensato di suddividere la visita alla "costiera dei Cèch" in tre puntate. In questa prima visita proponiamo di salire a Cino, il più occidentale dei paesi in questione. Lo si raggiunge percorrendo la strada pedemontana retica fino a Mantello e, da qui, salendo lungo una strada a tornanti fra i vigneti. Cino è dominato dalla sua imponente chiesa parrocchiale dedicata a S. Giorgio - già ricordata in documenti del 1447 (tuttavia l'attuale edificio risale ai secoli XVII e XVIII) - dal cui sagrato si gode una bella vista sulla bassa valle. Il paese ha, purtroppo, perso parte delle antiche caratteristiche architettoniche dagli strani tratti medioevali; tuttavia, curiosando fra le vie, è possibile scovare angoli ancora ben conservati, con le vecchie abitazioni dalle balconate lignee, gli intonaci bianchi, rosa o azzurri e qualche antico affresco votivo sulle facciate.
Una carrozzabile traversa, a mezza costa, prati e boscaglie per giungere in breve a Cercino (circa 2 km; percorso fattibile anche a piedi). Di antiche origini (lo si trova menzionato, la prima volta, in un documento del 1049), il paesino fu luogo di soggiorno di nobili famiglie comensi: oggi, tuttavia, presenta caratteristiche meno suggestive di Cino. Val la pena, comunque, di ammirare i suoi edifici sacri: la parrocchiale di S. Michele Arcangelo (ad una sola navata, con quattro altari laterali), l'annesso Oratorio dell'Immacolata e la chiesa della Madonna della Pietà, dalla pianta ottagonale.
La strada da noi percorsa lambisce la parte alta del paese e poi lo raggiunge abbassandosi con un ampio tornante. Poco prima di questo si trova una deviazione, a sinistra (indicazioni Biòggio - San Giovanni di Biòggio). Se si vogliono fare quattro passi si può imboccare questa deviazione e seguirla incrociando un paio di volte la nuovissima carrozzabile che si stacca sulla sinistra dalla strada principale poco più in basso. Si percorre infine la nuova strada con andamento pianeggiante fino a raggiungere la chiesa di San Giovanni di Biòggio. L'edificio, risalente al XV secolo, è costruito su un poggio panoramico con ottima vista sulla bassa Valtellina e sul paese di Mello, la "capitale" dei Cèch, che è ben visibile guardando verso Est.
La prima parte della nostra gita termina qui.
Il ritorno può essere effettuato in due modi:
1) percorrendo a ritroso il percorso di andata
2) seguendo la strada sterrata che dalla chiesa sale passando per il suggestivo e ben conservato abitato di Biòggio 771 m (pregevole l'antichissima chiesa di Santa Maria, la cui attuale struttura - completamente rifatta - risale al secolo XVIII), per poi scendere, con lungo tragitto, immettendosi nella strada soprastante Cercino.
Lasciando l'auto sulla strada, l'intero percorso escursionistico richiede un paio d'ore di facile e poco faticoso cammino.

  1. Approfondimento
 

La Costiera dei Cèch

La solatia "costiera dei Cèch" si trova sull''aprico versante retico valtellinese fra Colico e Talamona. In questo tratto la pendice montuosa si presenta piuttosto uniforme e priva di profonde ed importanti vallate. Osservando dalla Statale 38 si nota una serie di piccoli paesi, tutti più o meno alla stessa quota compresa fra i 500 e gli 800 m sul livello del mare, disposti fra il limite superiore dei vigneti e i boschi soprastanti. Come tutti i nuclei valtellinesi più antichi, anche questi furono costruiti sul monte per sfuggire all'insalubre ambiente di fondovalle, un tempo occupato dalle paludi dell'Adda, regno delle zanzare.
Gli abitanti della zona sono localmente chiamati Cèch ("denominazione che definisce, per tradizione locale, genti vivaci e avventurose"), nomignolo di incerta origine, probabilmente ricordo di un antico insediamento di genti di stirpe Franca (Cèch: da "Francesco/Franco"). Ma di sicuro, questa felice sponda montuosa fu abitata e colonizzata già in epoche remotissime anche se di quei tempi non restano tracce. Notevoli e importanti sono, invece, le testimonianze storiche e artistiche del periodo medievale: palazzi, case nobiliari, chiese e ruderi costellano tutta la "costiera dei Cèch" rendendone la visita oltremodo interessante.
"In queste zone è stata fiorente l'emigrazione a Roma ove vi tutta una tradizione di valtellinesi, strano a dirsi, pizzicagnoli e, in antico, di generazione in generazione, facchini della dogana pontificia e misuratori di granaglie, con privilegi inalienabili, ottenuti avendo smessa la livrea dei nobili Parravicini di Caspàno, un ramo dei quali era salito a più alti onori e si era inurbato. Oggi è facile sentire l'alternarsi della musicale parlata di Roma con l'aspro, insolito dialetto dei Cèch. Nelle osterie si chiedono delicati chiaretti di Frascati e di Albano con la stessa facilità con la quale si mesce il vino amarognolo dei ronchi protesi sulla valle dell'Adda. Infatti la gente del versante si separa raramente, in modo definitivo, dalla sua terra alla quale ritorna ogni anno nel periodo estivo.
L'amore e l'attaccamento degli emigrati al luogo natio è pure testimoniato dal significato profondo che assume in tutta la Valtellina, ma in particolare in questa zona, la chiesa. I membri di queste società lavoravano la terra, accudivano al bestiame, emigravano per anni, spesso molto lontano, ma non dimenticavano di dare lustro e ricchezza alla propria chiesa per gareggiare in splendore d'arte e di arredi con i paesi vicini.
Un'altra caratteristica di queste popolazioni è la "transumanza", resa necessaria da un'economia composita che si sviluppa con esigenze diverse a vari livelli altitudinali. Anche se il fenomeno è presente in altre zone, qui esso assume aspetti vistosi. Sino a non molti anni fa, si avevano tre sedi residenziali definitive e stabili dalle quali ci si spostava nei vari periodi dell'anno a seconda delle esigenze dei lavori campestri: d'inverno nei paesi a mezza costa, in primavera più in basso per i lavori connessi alla viticoltura e, d'estate, sui maggenghi e sugli alpeggi. Anche i parroci i e maestri seguivano i vari trasferimenti offrendo i loro servizi là ove la popolazione si trovava (*).
Dato il notevole grado di insolazione di cui beneficia tutta la sponda retica e in considerazione della bassa quota, l'inverno e le mezze stagioni, sono i periodi migliori per fare quattro passi in queste zone. I vari paesi sono quasi tutti collegati da strade carrozzabili; tuttavia è possibile compiere anche un po' di moto percorrendo le antiche mulattiere che, prima dell'asfalto, univano borghi, chiese e maggenghi.


(*) Brano tratto dal volume "Guida turistica della Provincia di Sondrio"

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