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Escursioni - Al confine fra due mondi: l'abbazia di S. Pietro in Monte di Civate e il Monte Cornizzolo

 
  1. Scheda
 
  • Zona: Lario Orientale o Triangolo Lariano
  • Tipo: Escursione
  • Sigla: E32
  • Periodo Consigliato:    tutto l'anno tranne i mesi estivi
  • Punto di partenza: Civate-Loc. Pozzo. Per accedervi uscire dalla SS 36 poco prima di Valmadrera (se si proviene da Milano) seguendo la deviazione per Oggiono e Civate. Una volta abbandonata la Statale si seguono le indicazioni per Civate e in breve si sale al paese. Prima di entrare nel nucleo storico si affronta un brusco tornante a destra (indicazione San Pietro in Monte) per salire percorrendo una rampa sospesa che lambisce una fabbrica e prosegue portando nella parte alta del paese. Seguendo i cartelli per S. Pietro in Monte si giunge ad un bivio non segnalato dove si deve voltare a destra salendo ancora per una strada asfaltata piuttosto sconnessa che termina presso un ampio parcheggio sulla destra.
  • Dislivello: 1000 m c.
  • Difficoltà: E
  • Tempo di percorrenza: 2-3 ore per la sola salita fino al Monte Cornizzolo
  • Bibliografia: Mozzanica I. "Itinerari nel Triangolo Lariano"; Edizioni Electa; Milano 1999.
  • Cartografia: Carta Escursionistica Kompass 1:50.000 «Lecco-Valle Brembana»; CNS 1:50.000 «Como».
 


 
mappa di Al confine fra due mondi: l'abbazia di S. Pietro in Monte di Civate e il Monte Cornizzolo
  1. Percorso
 

Percorso: La salita al Cornizzolo

La gita proposta segue la bella e antica mulattiera che da Civate porta all'Abbazia di S. Pietro in Monte, seminascosta fra i boschi della piccola Valle dell'Oro, rinserrata fra il Monte Cornizzolo e il Monte Rai. Proseguiremo poi oltre l'antica chiesa per raggiungere la cima del Cornizzolo, punto panoramico eccezionale al confine fra le ultime propaggini alpine e la Pianura Padana. Siamo, come dice il titolo, al confine tra due mondi: in basso il piano, distrutto ed invaso da un'urbanizzazione selvaggia e irrispettosa del paesaggio; in alto la collina e la montagna che ancora conservano angoli di un mondo contadino e tradizionale che trova qui gli ultimi spazi di vita. Prati ancora ben curati, piccoli nuclei rurali, antiche fattorie sopravvivono e resistono al vicino "mondo del capannone" che tutto omologa in un orribile impasto.

Quattro passi e varchiamo un confine ideale allontanandoci dai fumi e dai rumori della modernità che sempre più giungono attutiti e lontani man mano che ci addentriamo sulla montagna per giungere in quell'oasi di pace e serenità che è S. Pietro in Monte.

Lasciata l'auto si imbocca  il viottolo che costituisce il proseguimento della strada passando in un gruppo di abitazioni rurali; seguendo le indicazioni dei cartelli escursionistici si volge a destra  lambendo a monte le case e si continua per un viottolo pianeggiante. Lasciato a sinistra l'imbocco del sentiero n° 11 (cartelli indicatori presso il cancello di una casa isolata) si prosegue diritti raggiungendo in breve la  partenza della mulattiera che sale nella Valle dell'Oro, alla volta dell'Abbazia di S. Pietro in Monte. Il primo tratto del percorso è stato recentemente rifatto e pulito mantenendo tuttavia l'acciottolato.  Ben presto ci si trova però a percorrere l'antico sentiero che, con una piacevole passeggiata nel bosco, raggiunge il poggio erboso sul quale si trova l'Abbazia. Una breve sosta è di dovere per poi riprendere il cammino lungo il sentiero che da qui prosegue alla volta del Monte Cornizzolo. Il percorso è sempre evidente e ben segnalato con bolli di vernice gialla e rossa: sale nel bosco alternando tratti piuttosto ripidi ad altri meno faticosi finché sbuca all'aperto sui pendii erbosi che precedono la cresta fra il Monte Cornizzolo e il Monte Rai. Sul crinale, già ben visibile dall'Abbazia, sorge il bianco edifico del Rifugio S.E.C "Marisa Consiglieri" 1100 m.  Un ultima traversata a mezza costa verso destra porta al rifugio e quindi sul crinale della cresta da dove si apre uno splendido panorama. Traversata la carrozzabile asfaltata realizzata per servire la costruzione della grande antenna ripetitrice che sorge sotto il M. Rai, si prosegue verso sinistra e per prato sempre più ripido e poi per facile cresta si tocca in breve la vetta del Cornizzolo sormontata da una grande croce. Dalla vetta il panorama è estesissimo. La discesa si effettua percorrendo una debole traccia che dalla vetta si abbassa direttamente verso Sud lungo un'arrotondata dorsale prevalentemente erbosa e con qualche roccetta affiorante. Attraversata nuovamente la strada asfaltata si prosegue oltre, lungo il crestone erboso che forma lo spartiacque occidentale della Valle dell'Oro. Seguendo le indicazioni per Civate (sentiero n° 11) ci si abbassa sul magnifico e panoramico crinale entrando poi nel bosco mentre sulla sinistra appare l'edificio dell'Abbazia. Più in basso si faccia attenzione a non perdere il bellissimo masso di granito che reca incisa un'immagine di Nostro Signore e, su un altro lato, la prima frase del Padre Nostro. Poco più avanti si può scendere direttamente sul crinale seguendo un sentierino o proseguire sul percorso principale che si abbassa verso destra raggiungendo i prati del Dosso della Guardia. Da qui si torna a sinistra, si lambisce a monte una cascina (attenzione al cartellino per Civate) e, oltrepassata una graziosa grotta trasformata in cappelletta, si giunge sul sentiero seguito  all'andata.


  1. Approfondimento
 

L'Abbazia dei Longobardi

La zona di Civate conobbe particolare importanza quando si venne a trovare parte di un sistema difensivo che correva da Lecco fino all'Isola Comacina per poi scendere a Como. Tale linea, stabilita probabilmente già in epoca romana, fu spezzata dall'invasione longobarda del 568. Risalgono a questo periodo e agli anni successivi le numerose storie e leggende che narrano di re Desiderio e di suo figlio Adelchi. Cieco a causa di un incidente di caccia, il principe Adelchi avrebbe riacquistato la vista, nell'anno 771, bagnandosi presso una fonte della Valle dell'Oro sopra Civate. Il padre, riconoscente, fece allora edificare sul luogo del miracolo, un monastero, dedicandolo a S. Pietro. Nell'Abbazia visse a lungo Paolo di Warnefrit detto Paolo Diacono, il maggiore storico del popolo longobardo. Per lunghi anni il monastero fu un importante luogo di culto e venne custodito fino al 1611, quando il cappellano e custode venne ucciso e il monastero fu spogliato delle ricchezze.
Il complesso di S. Pietro in Monte è costituito da due edifici che formano uno dei maggiori esempi dell'arte romanica comacina. Scavi condotti recentemente hanno dimostrato la presenza di strutture precedenti alla chiesa. Forse si tratta dei ruderi di una chiesa più antica o di qualche opera di fortificazione che doveva rafforzare la linea difensiva di cui si è sopra accennato.
La costruzione principale è un edificio rettangolare a mononovata. Sui lati minori si trovano due absidi semicircolari di cui una, quella verso valle, a cui si accede salendo mediante una gradinata, è dotata di un atrio semicircolare rischiarato da bifore. Nella costruzione sono evidenti influenze d'oltralpe che si rifanno in particolare al prototipo della chiesa benedettina di San Gallo. All'interno si trova un magnifico e suggestivo affresco raffigurante Cristo, la Donna vestita di sole e un esercito angelico che si batte contro un drago dalle sette teste. Sopra l'altare di serpentino si trova un ciborio su quattro colonnine decorato a stucco che molti studiosi paragonano per bellezza a quello  della chiesa di S. Ambrogio in Milano. Due scale portano nella cripta riccamente decorata con stucchi. Sulla sinistra si trovano dei ruderi, sono quelli del monastero e del campanile, crollato nel 1757. Subito a valle della basilica e coevo ad essa, preceduto da una colonnina granitica, si trova l'oratorio di San Benedetto. E' un edificio a pianta centrale quadrata nel quale si innestano tre absidi e un pronao d'ingresso. All'interno si trova l'altare romanico