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Escursioni - Cimon della Bagozza (2409 m), un angolo di Dolomiti in Lombardia

 
  1. Scheda
 
  • Zona: Val Seriana
  • Tipo: Escursione
  • Sigla: E-116
  • Periodo consigliato: da fine giugno o ottobre
  • Tempo di percorrenza: 5 ore
  • Punto di partenza: Località Cimalbosco 1580 m sulla strada Schilpario-Passo del Vivione
  • Dislivello: 682 m
  • Difficoltà: EE (Escursionistica per Esperti)
  • Bibliografia: Camerini F., Zaino in spalla: montagne bresciane e dintorni, ZetaBeta Editrice, Verona, 2002; D'Adda S., Escursionismo nelle Valli Bergamasche, Lyasis Edizioni, Sondrio, 1997; Pezzotta A., Duemila bergamaschi, Ed. Villadiseriane, Villa di Serio (Bg), 2007
  • Cartografia: Carta Escursionistica Kompass 1:50.000 n° 104 «Foppolo-Valle Seriana»
  • Informazioni locali: Elegante nelle forme, il Cimon della Bagozza è la cima più appariscente e bella del piccolo gruppo dolomitico che forma lo spartiacque fra l'alta Valle di Scalve e la Val Camonica. Di questo massiccio fanno parte anche il Pizzo Camino e la Concarena (Cima della Bacchetta), quest'ultima già descritta in una precedente puntata di Trekking. Percorso agevole, ma faticoso, fino in cima ai ghiaioni del versante Nord. Qualche attenzione va posta nel salire il canalino franoso che porta al Passo delle Ortiche. Acqua assente.
 



 
mappa di Cimon della Bagozza (2409 m), un angolo di Dolomiti in Lombardia
  1. Percorso
 

Percorso

Da Schilpario si percorre la strada per il Passo del Vivione sino al tornante in località Cimalbosco 1580 m (km 8 circa), dove sorge il Rifugio Cimon della Bagozza (tel. 0346-56300). Lasciata l'auto si imbocca la sterrata che si diparte sulla destra e che, dopo un breve tratto nel bosco, sbuca sugli aperti pascoli della Conca dei Campelli. Trascurando un bivio a sinistra, continuiamo fino all'erbosa spianata dove sulla sinistra della carreggiata sorge un grande monumento alla Madonna. Si taglia a destra nel prospiciente prato pianeggiante (rade indicazioni e segnavia biancorosso) portandosi sull'orlo della conca che ospita il piccolo Lago di Campelli 1640 m. Fra mughi e rado bosco, ci abbassiamo leggermente lambendo sulla destra le sponde di un laghetto e poi risaliamo un valloncello che ci porta alla base dei grandi ghiaioni che si trovano ai piedi delle pareti del Cimon della Bagozza e delle calcaree torri vicine. Seguendo la segnaletica continuiamo sui ghiaioni, che si risalgono grazie ad un faticoso ma evidente sentiero a zig zag che percorre l'intero pendio, andando ad infilarsi infine nello stretto canalino detritico fra il Cimon della Bagozza a destra e la Cima di Mengol a sinistra. Senza troppe difficoltà si raggiunge la breccia sullo spartiacque o Passo delle Ortiche 2292 m, da dove il sentiero prosegue a destra risalendo i ripidi declivi intervallati dalle roccette del versante Est del Cimon della Bagozza. La buona traccia compie numerosi stretti tornanti e termina senza incontrare difficoltà sulla rocciosa vetta.
Dalla cima si gode un estesissimo panorama che comprende il massiccio dell'Adamello verso Nord-est e quello del Bernina a Nord-ovest.

  1. Approfondimento
 

Cimon della Bagozza, esordio di un campione dell'alpinismo

La vetta del Cimone della Bagozza, come tutte le altre cime del piccolo gruppo calcareo Pizzo Camino-Concarena, è costituita da rocce calcaree risalenti al Triassico che, causa i movimenti tettonici e i successivi fenomeni erosivi, hanno formato un piccolo mondo dolomitico a cavallo fra la Valle di Scalve, la Valle di Lozio e la Val Camonica. Pareti e spigoli a volte assai imponenti, profondissimi canaloni strettamente incassati come giganteschi fendenti di mitiche spade, ghiaioni riarsi e ripidissimi, inaspettati oasi verdeggianti celate fra le quinte della montagna, questo è uno dei due mondi del Cimon della Bagozza. L'atro mondo, quello della Val di Scalve, appare decisamente più bonario, ma da questo lato, ammantato di boschi e pascoli, il contrasto con la verticalità è più marcato e le vette riescono ad assumere forse maggiore imponenza. La più bella è senza dubbio quella del Cimon, elegante e snella, ben proporzionata e resa fiera dal potente sperone settentrionale che ne è l'elemento architettonico principale. Le alte pareti di questo piccolo e selvaggio massiccio sono generalmente formate da rocce poco solide, ma non dovunque. Forse grazie anche alla vicinanza con le grandi città lombarde, agli inizi degli anni 30 del '900, molti alpinisti si dedicarono all'esplorazione di questo piccolo gruppo montuoso che degnamente poteva sostituire i problemi posti dalle ben più lontane vette dolomitiche. Nomi del calibro di Ettore Castiglioni, Vitale Bramani e Riccardo Cassin frequentarono in più occasioni questi monti, cercando di risolverne i problemi alpinistici più evidenti ed esteticamente belli. Il più prolifico di tutti questi personaggi fu il milanese Vitale Bramani che, con compagni diversi, fra il 1930 ed il 1931 esplorò tutto il versante settentrionale del Cimon della Bagozza. Nel 1930 salì la parete Nord-ovest della cima principale e aprì anche una via nuova sulla parete Nord-ovest del Torrione Nino, l'evidente torre staccata che svetta sulla sinistra dello sperone Nord. L'anno successivo, Bramani tornava al Cimon per salirvi la parete Nord-nord-est, ma era chiaro che le sue mire erano tutte per il problema opposto dal meraviglioso sperone Nord, alto più di 400 metri, dove sicuramente si sarebbero trovate difficoltà vicine o pari al VI° grado, il magico numero che per quel tempo segnava la massima difficoltà su roccia, miraggio e ossessione di tutti i migliori scalatori.
Probabilmente il Bramani fece anche qualche tentativo, ce lo racconta Riccardo Cassin, primo salitore dello sperone nel 1934, con Aldo Frattini e Rodolfo Varallo. Dalle pagine del suo libro biografico «Dove la parete strapiomba»: "ed eccoci al cospetto del maggior ostacolo, la chiave dell'ascensione. Lo spigolo viene avanti in una netta sporgenza di roccia compatta e liscia. Scorgiamo i segni dei precedenti tentativi, qui tutti falliti& L'attacco frontale si rivela impossibile. Per aggirare la sporgenza tento il passaggio del canale che si incide tra la Bagozza e la Torre Coppellotti (la Torre Nino - nda). Trovo un chiodo con moschettone che deve essere servito per la discesa a corda doppia. Di chi?... Qui sta la chiave della salita; o si forza a destra o si rinuncia. Noi non intendiamo rinunciare. Scrutando intravvediamo un possibile passaggio: mi abbasso, attraverso una decina di metri seguendo una spaccatura, su parete liscia, in esposizione completa, entro in un piccolo colatoio. Anche qui vi è la traccia di un precedente tentativo: un chiodo con un anello di corda segna il punto dove ebbe termine.».
E quello era effettivamente il punto massimo raggiunto dai pretendenti la salita e al tempo stesso la chiave che apriva le porte al VI° grado: «È lì che non si passa; è lì che devo passare& sono trenta metri di sesto grado che mi costano due intere ore di fatiche ininterrotte, con una ginnastica che fa sempre pronunciare le stesse parole: «tira la grossa», «molla la fine», oppure il contrario. Sono otto chiodi ognuno dei quali richiede una somma di prove, di sforzi, di equilibri. Mi assicuro sul pianerottolo e do la voce agli amici che destramente hanno manovrato le corde. L'ostacolo è vinto. Il loro entusiasmo ed il mio sono quanto di più spontaneo esista.».
Vinta la partita, dopo quindici ore di sforzi continui gli scalatori rimontano sulla "Kiribiri", una Fiat 509 a due posti, ma con la possibilità di ottenerne altri due alzando un coperchio posteriore. In Lombardia quel se