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Escursione - L'anello dell'Alpe Sentieri, gioiello della Val Malenco

 
  1. Scheda
 
  • Zona: Media Valtellina
  • Tipo: Escursione
  • Periodo Consigliato:    da luglio a ottobre
  • Tempo di percorrenza: 3 ore
  • Punto di partenza: Chiareggio 1912 m.
  • Dislivello: 600 m circa
  • Difficoltà: E
  • Bibliografia: Canetta N. e Corbellini G. "Alta Via della Val Malenco"; CdA-Vivalda Editori, Torino 2004.
  • Arzuffi Luca "Valmalenco le più belle escursioni", Lyasis Edizioni, Sondrio 2006
  • Cartografia: Carta Escursionistica Kompass 1:50.000 n° 93 «Bernina-Sondrio».
  • CNS 1:50.000 «Monte Disgrazia»
  • Informazioni locali: Rifugio Gerli-Porro, tel. 0342- 45.14.04
 

Il breve percorso ad anello che percorre la parte inferiore della Val Ventina portando all'Alpe Zocca è di sicuro uno dei più interessanti e suggestivi di tutta la Val Malenco. La grande massa dei turisti che si muove da Chiareggio ha solitamente come mete i rifugi Gerli-Porro o Ventina, il Passo del Muretto, l'Alpe Fora o il Lago Pirola. I più brevi ed allenati puntano invece sulle cime del massiccio del Monte Disgrazia che è la vetta principale della regione. Tutte le gite che abbiamo citato sono notissime e classiche; si potrebbe quindi pensare che in una zona tanto ricca di ascensioni ed escursioni non vi sia altro da fare. Invece, sullo spalto di escavazione glaciale che caratterizza l'imbocco della Valle Ventina sul versante sinistro orografico, si cela una piccola zona di piani torbosi separati da antiche rocce montonate che offre incomparabili vedute e ambienti alpestri incontaminati.
Da molti anni gli uomini hanno abbandonato le baite che sorgono lassù e che restano mute testimoni di un passato che oggi ci appare distante e di condizioni di vita estremamente dure. Passare in questi luoghi, incorniciati da maestose vette, lascerà certamente nei viandanti ricordi incancellabili.

 
Alpe Sentieri
  1. Percorso
 

All'Alpe Sentieri

Da Chiareggio si scende presso il vicino greto del torrente Mallero e lo si traversa su un ponte imboccando verso destra il largo tracciato per l'Alpe Ventina (rifugi Gerli-Porro e Ventina). Con piacevole salita per nulla faticosa la stradina taglia verso ovest la costa boscosa ed entra gradualmente nella Valle Ventina. Un paio di tornanti e un ultimo tratto allo scoperto, su ghiaioni con radi larici porta sul ciglio del pianoro dell'Alpe Ventina ove sorge il rifugio Gerli-Porro, gestito dall'affabile guida alpina Floriano Lenatti. Dopo una breve sosta si prosegue nella verdeggiante piana superando la cappelletta dedicata ai caduti della montagna e poco oltre si abbandona la traccia principale per deviare verso destra (cartello indicatore) imboccando il sentierino per Alpe Zocca. Traversato il torrente su un ponte di legno si inizia a salire nel rado bosco con una lunga serie di tornanti. In questo pur breve tratto il sentiero è molto stretto e a volte occupato da grossi massi che rendono la camminata un po' faticosa. Al termine della salita si esce in una zona aperta di ghiaioni e rade piante, si prosegue lungamente verso sud per poi volgere nella direzione opposta e guadagnare il primo dei piccoli pianori torbosi che caratterizzano lo spalto di escavazione glaciale su cui sorge l'Alpe Zocca. Il sentiero corre ora in direzione nord, fra affioramenti rocciosi ricoperti in gran parte dalla vegetazione  e giunge infine in un'altra piana torbosa al cui margine si trovano i ruderi delle baite che formavano il nucleo principale dell'Alpe Zocca. Da questo punto, con una breve salita si arriva presso un'altra baita alla cui sinistra, su un poggio, circondato da qualche larice, sorge la squadrata costruzione del vecchio rifugio Santo. La posizione è veramente incantevole e non si può che dar ragione al Corti: il panorama che si ammira da quassù è sicuramente uno dei più belli delle montagne valtellinesi e non solo.
Dal rifugio Santo, ci si abbassa verso destra, seguendo una rada traccia nel prato (segnaletica un po' carente) finché il cammino si fa più marcato. Con qualche ripido tratto ci si porta quindi sulla dorsale che delimita la sinistra orografica della Valle Ventina e piegando verso ovest si entra in Val Sissone, abbassandosi ancora fra boschi e radure fino al terrazzo erboso che ospita la splendida Alpe Sentieri. Si traversa l'alpeggio verso sinistra puntando all'edificio più grande e, lasciandolo sulla sinistra, si riprende la discesa che ora si fa più ripida. Con una lunga serie di tornanti nel bosco si giunge infine sul greto del torrente Sissone e lo si traversa grazie ad un ponticello per portarsi sulla sponda opposta. Si segue ora il largo sentiero che verso destra s'abbassa leggermente per poi proseguire in piano costeggiando le praterie di Forbesina. Oltre questo grazioso nucleo, il sentiero si trasforma in strada sterrata che procede verso nord e, dopo una leggera salita, piega a destra per traversare su un altro ponte il torrente scendente dalla Valle del Muretto. Sempre lungo la strada si traversano le vaste spianate del Pian del Lupo per poi giungere di nuovo a Chiareggio.

  1. Approfondimento
 

Il rifugio Santo

Il rifugio Santo all'Alpe Zocca è stato uno dei pochi esempi di rifugio privato esistenti prima della Seconda Guerra Mondiale, infatti, la stragrande maggioranza dei ricoveri alpinistici era di proprietà delle varie sezioni del CAI che si accollavano costruzione e manutenzione. Cosa ancor più curiosa, il piccolo rifugio non fu eretto da un ricco nobiluomo amante dell'alpinismo, ma da un semplice valligiano amante delle sue montagne. Su suggerimento di molti appassionati del massiccio, il "malenco" Santino Schenatti, si fece, infatti, carico di realizzare a sue spese il manufatto. I lavori si protrassero per tutta l'estate del 1923 e l'anno successivo la capanna fu inaugurata dai soci della Sezione Valtellinese del CAI. Ecco come il professor Alfredo Corti, insigne esploratore dei monti Valtellinesi ricordava l'opera dello Schenatti sulla Rivista Mensile del CAI: "Sul versante settentrionale del Gruppo del Disgrazia era in progetto e stava per essere decisa la costruzione di un rifugio per iniziativa e unione di alpinisti ammiratori e studiosi di quei monti. La fervida opera di un benemerito alpigiano, Santino Schenatti, vecchio figlio affezionato di Chiareggio, dove trascorse la maggior parte della sua vita, primo a salirvi a primavera, ultimo a scendervi al tardissimo autunno, sorpassò quell'iniziativa. Lo Schenatti, proprietario del piccolo alberghetto a Chiareggio, e dell'Alpe Zocca sulle falde settentrionali del Pizzo Ventina, costrusse quivi, nella scorsa estate un edificio, destinandone una parte agli alpinisti: poco ad oriente dei vecchi casolari dell'Alpe, su un dosso morenico verde di pascolo, in posizione stupenda, dominante tutto il bacino di Chiareggio, avente davanti sui due lati le cime di Rosso e di Val Seda e quelle del Sotto-gruppo del Cassandra, e di contro il passo del Muretto e il Gruppo del Bernina. L'altezza moderata (2100 m circa) è compensata dalla posizione incantevole, dalle facilitazioni d'approvvigionamento, dall'essere breve e non faticoso l'approccio alle vie di ascensioni delle cime dei bacini del Disgrazia e di Ventina (in poco più di mezz'ora si è alla base del canalone della Vergine): per la configurazione delle valli non si era mai riuscita trovare località decisamente più adatta ed al sicuro riparo dalle valanghe. Il povero Santino è morto poco dopo il compimento del desiderato suo lavoro: ha lasciato un giovane figlio, nostro consocio, buon sciatore, che all'Alpe Zocca manterrà l'ospitalità agli alpinisti quale il Padre suo aveva deciso: con apposite tariffe concertate con la Direzione sezionale."


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