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Escursioni - Monte San Martino e Corna di Medale

 
  1. Scheda
 
  • Zona: Lario Orientale o Triangolo Lariano
  • Tipo: Escursione
  • Sigla: E81
  • Periodo consigliato: generalmente tutto l'anno con preferenza per le mezze stagioni.
  • Partenza: Rancio/Malvedo 370 m. Le due frazioni contigue si raggiungono da Lecco risalendo la strada della Valsassina. Ad un certo punto la carrozzabile traversa il torrente della valle che si sta risalendo, in corrispondenza di un tornante. Poco dopo si trova un altro tornante, sulla destra, chiuso fra le case. Qui si diparte, a sinistra, una strada rettilinea, Via Quarto (indicazione della via poco visibile per chi sale). Si percorre detta via fino ad un grande piazzale-parcheggio dove si nota, sulla destra, una ripidissima stradina con sbarra sempre aperta. S'imbocca la stradina e la si percorre tralasciando una deviazione a sinistra; poco dopo il ripido tratto termina nei pressi di una sbarra gialla chiusa.
  • Tempo di percorrenza: 3-4 ore
  • Dislivello: 750 m circa
  • Difficoltà: EE (Escursionistica per Esperti)
  • Bibliografia: Pesci E. "Le Grigne", Collana Guida dei Monti d'Italia; ed. CAI-TCI - Milano 1998;
  • Rota A. e AAVV: "Le Grigne", APT Lecchese e Comunità Montana del Lario Orientale " - Lecco 1993;
  • Cartografia:  CNS, carta Naz. Svizzera 1:50.000 «Como»; Carta Escursionistica Kompass 1:50.000 «Lago di Como-Lago di Lugano».
  • Informazioni locali: Ufficio Informazioni Turistiche Lecco Via Nazario Sauro, 6 - 23900 Lecco - Tel. 0341295720-721 - Fax 0341295730
  • Casa delle Guide Lecco-Valsassina-Orobie  Tel. e Fax 0341 980793
 


 
mappa di Monte San Martino e Corna di Medale
  1. Percorso
 

Le cime di Lecco

Lasciata l'auto si supera la sbarra e si prosegue brevemente, in leggera salita, lungo la stradina fino ad uno slargo dove, sul muretto di cemento di una rete para massi, si nota la scritta "San Martino-Ferrata Medale". Si continua in piano verso sinistra, seguendo lo spalto a monte di un'altra rete paramassi. Dopo circa duecento metri il sentiero giunge presso un cartello triangolare con effige della Madonna. Da qui i cartelli escursionistici indicano il proseguimento (segnavia n. 52). S'inizia a salire verso destra e, poi, grazie ad una lunga serie di tornanti a gradoni, si guadagna presto quota. Si procede su terreno calcareo cosparso di grossi blocchi e dal fondo detritico, mentre un rado bosco ombreggia la faticosa ascesa. Sulla destra l'elemento dominante del paesaggio è la Corna di Medale che mostra il suo bel pilastro Sud. Con radi momenti di pausa, dati da brevi traversate, il sentiero prende ancora quota. Si lascia, a destra, la debole traccia che porta in vetta al Medale (segnavia n. 56a) e con un'ultima serie di tornanti si arriva, infine, al tempietto della Madonna del Carmine, eccellente punto di sosta da dove si apre un magnifico panorama sulla città di Lecco e le montagne di Valmadrera.

Da qui la salita riprende ancora per poco, poi inizia un lungo traverso che porta in direzione Nord-ovest, sospesi sulle bastionate inferiori del San Martino. Il percorso raggiunge una sorta di spalla, dove un cartello indicatore specifica, a destra, l'imbocco del sentiero n. 56 per la Baita Falco e la Medale. Abbandoniamo, dunque, il tracciato principale per seguire la deviazione che sale ripida con stretti tornanti e poi devia a destra arrivando alla Baita Falco. Facendo attenzione alla rada segnaletica, si prosegue sulla traccia che s'inoltra lungo il ripido e selvaggio versante Sud del San Martino. Il primo tratto del percorso richiede qualche attenzione ma non offre difficoltà: man mano si procede, la traccia si fa più marcata e meno impressionante. Fra valloni, pietraie e rado bosco si giunge ad un'ultima salitina che si congiunge ai cavi della Via Ferrata della Medale, poche decine di metri sotto la croce di vetta. Dalla croce si prosegue per poco in salita fra blocchi finché s'incontra il sentiero che, verso sinistra, s'abbassa alla sella della Bocchetta della Medale (questo tratto può richiedere attenzione se con neve e ghiaccio).

Traversata la sella si prosegue lungo il crinale su una ripida traccia nel prato, guadagnando la rocciosa sommità di Quota 1048 m. Il sentierino si abbassa, ora, leggermente lungo una crestina e giunge ad un bivio dove si deve prendere a sinistra (a destra prosegue il sentiero n. 59 per il Monte Coltignone).

Inizia, ora, una magnifica traversata fra valloncelli e torrioni, molto panoramica e tutto sommato agevole (attenzione in caso di neve). Il lungo tragitto giunge ad un'ennesima selletta, la Bocchetta del San Martino, da dove si può percorrere la debole traccia che, verso sinistra, porta alla vicina sommità del monte.
Tornati alla bocchetta s'inizia a perdere quota affacciandosi sul Lario. Con belle visuali sulle grandi pareti occidentali del San Martino e sulla Val Verde si compie un lungo diagonale per poi iniziare una serie di tornanti che entra nel bosco. Lambito un baitello di pietra, si prosegue la discesa nel bosco sempre più rigoglioso fino a giungere al Rifugio Piazza e alla chiesetta del San Martino.

Dal rifugio si prende il segnavia n. 52 che traversa verso sinistra (Sud-sud-est) e, con una leggera salita, riporta al punto in cui l'abbiamo abbandonato.

  1. Approfondimento
 

Presentazione

L'altopiano carsico dei Resinelli, ai piedi della Grigna meridionale, è difeso a Sud e ad Ovest da un'imponente bastionata di rocce calcaree che precipita sulle sponde del Lario e verso Lecco. Fasce di bianche pareti compatte, intervallate da cenge boscose, si alternano a ripidi canali e valloni che, a loro volta, formano torrioni e quinte rocciose.

Il punto angolare di questa formazione geologica è dato da un gran crestone che scende in direzione Sud-ovest originandosi dalla vetta del Monte Coltignone 1474 m. La dorsale si eleva con alcune vette secondarie di cui quella inferiore è il Monte San Martino. Da qui, verso oriente, si allunga un ripido versante secondario tutto valloncelli e gole da cui sporgono bianchi torrioni rocciosi, che trova il suo pilastro di sostegno nell'alta parete della Corna di Medale. Questa larga facciata calcarea, alta circa 400 metri, domina a sua volta l'accesso alla Valsassina, sovrastando le frazioni di Rancio, Malvedo e Laorca. La gita che consigliamo non è delle più lunghe ma richiede buona "gamba" poiché si svolge lungo ripidi sentieri ben gradinati, prima, e poi su tracciati più stretti e a volte un po' esposti come per esempio il tratto che collega ia Medale alla Baita Falco. Il percorso ad anello si snoda lungo le pendici meridionali e occidentali del San Martino offrendo così meravigliosi scorci sia sul ramo di Lecco del Lario, sia sulla cittadina stessa, sull'Adda e sull'ampia sella di Valmadrera chiusa fra il Monte Barro, a Sud, e il Moregallo a Sud-ovest.

Benché sia percorribile tutto l'anno si ricorda che il tratto di cresta che collega la Medale al San Marino, avendo alcuni tratti esposti a Nord, può richiedere molta attenzione in caso vi permangano placche di neve indurita o ghiaccio. Uno spezzone di cordino di dieci, quindici di metri potrebbe essere la sola ma preziosa aggiunta al nostro bagaglio. Con esso si potrebbe far sicurezza ai compagni qualora ci fossero tratti infidi. Non occorre alcuna imbracatura: un giro di corda attorno alla vita e una delle tante piante lungo il tragitto o qualche spuntone roccioso sono sufficienti per garantire il minimo di sicurezza necessaria.

Monte San Martino

Elemento notevole del paesaggio lecchese, la Corna di Medale è una delle più storiche pareti-palestra d'Italia e una delle più importanti delle Grigne, assieme al Sasso Cavallo. Larga circa 600 metri ed alta circa 400 metri, la parete Sud-sud-est domina l'imbocco della Valsassina e, grazie alla facilità d'accesso, è utilizzata dagli scalatori, principalmente lombardi, da oltre settant'anni.

Sulla Medale hanno lasciato la loro firma alcuni dei più bei nomi dell'alpinismo italiano, a partire da Riccardo Cassin, autore della prima via in assoluto della parete, tracciata nel 1931, assieme a Mario "Boga" dell'Oro. Dopo quella data molti campioni si sono cimentati su itinerari sempre più difficili tanto che, oggi, possiamo affermare che la Medale" è diventata una sorta di libro storico in cui leggere tutte le tappe evolutive dell'arrampicata.

Per quanto alle porte di Lecco, le scalate della Medale conservano l'impegno di vere e proprie vie alpinistiche. L'altezza di questa muraglia calcarea, infatti, può essere paragonata a quella di tante altre strutture dolomitiche. Un tempo, alla base della parete, era attivo un piccolo rifugio ove tutti gli scalatori facevano sosta per lasciare gli zaini e le cose che non servivano durante la scalata. Al termine del cimento era un piacere sostare per ristorarsi, magari gustando le specialità culinarie preparate dal gestore facendo quattro chiacchere. Il rifugio "da Zaccheo" era anche una sorta di punto d'incontro culturale per gli alpinisti e vi si potevano incontrare tutti i più celebri nomi di questa disciplina. Oltre alla via Cassin, celeberrima e con gli appigli lisciati ed unti dai continui passaggi, si affermarono nel tempo altre grandi e belle scalate come la via Boga, la Taveggia, la Bonatti, la Gogna o la Milano '68. Non molti anni or sono è stata predisposta anche una via ferrata che percorre l'estremo margine sinistro della parete, e oggi spesso usata come via preferenziale di discesa dagli scalatori della parete Sud-sud-est.

La salita della via ferrata richiede l'attrezzatura tipica per questi cimenti: casco, imbracatura, cordini, moschettoni, set da ferrata. Si raccomanda comunque di evitare, se possibile, i giorni festivi, quando il gran numero di persone impegnate sul percorso o su vie vicine potrebbe essere potenzialmente pericoloso per la caduta di pietre.

La chiesetta di San Martino

Punto focale di tutto il percorso è la radura sul versante occidentale del Monte Coltignone-San Martino, dove sorgono il rifugio Riccardo Piazza e l'antichissima chiesetta di San Martino. L'edifico sacro, di cui non si conosce con esattezza la data di costruzione, fu eretto in questa posizione, isolata e difficile, assieme ad un romitaggio sulle cui rovine fu probabilmente costruita la baita che oggi ospita il rifugio. Secondo alcuni studiosi la chiesa era collegata alla badia di San Pietro Apostolo, nucleo che originò l'odierna Abbadia Lariana, fondata dai monaci Benedettini nel IX secolo. Ogni area possibile del monte era terrazzata e coltivata da coloni al servizio del monastero e un ripido sentiero, noto come "sentiero dei tecétt", inerpicandosi fra aspre pareti, collegava la sponda del lago con l'eremo. Solo nel 1268, quando i benedettini abbandonarono la badia di San Pietro, la piccola chiesa di San Martino passò a Lecco. Si provvide, allora, a costruire un sentiero d'accesso più facile e largo, quello che percorreremo nella nostra gita. Per qualche secolo la chiesa fu méta di pellegrinaggio ma, a causa della faticosità del cammino, perse via via fedeli tanto da essere abbandonata nel 1458. Nel 1528, il Medeghino, in lotta col Ducato di Milano, ordinò di distruggere gli edifici che considerava pericolosi dal punto di vista strategico e militare. Si narra che allora due suore vi si rifugiarono morendovi in miseria. Nel 1934, durante lavori di restauro, caldeggiati dal Cardinale Idelfons Schuster, furono rinvenute le fondamenta di un edificio preesistente, probabilmente di origine romana, e un vassoio di pietra con alcune reliquie. All'esterno si scoprì una sepoltura contenente uno scheletro.

Il percorso, che da Lecco sale alla chiesetta, è stato calcato da generazioni di pellegrini, viandanti e turisti fra cui personaggi celebri come l'Abate Antonio Stoppani che così scriveva: "Oh il piacere dei monti, non lo provate voi? Quante volte nella solitudine della mia stanza, sento il richiamo a' miei monti, al S. Martino, alle Grigne, al Resegone, e parmi di essere portato a volo su quelle cime!".