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Passeggiate - Il tempietto di San Fedelino

 
  1. Scheda
 
  • Zona: Valchiavenna
  • Tipo: Passeggiata
  • Sigla: A3
  • Periodo consigliato: primavera-autunno
  • Punto di partenza: Casenda
  • Dislivello:poche decine di metri
  • Difficoltà:E
  • Tempo di percorrenza: circa 2 ore
  • Informazioni locali: Il tempietto è visitabile da Marzo ad Ottobre il Sabato, la Domenica e festivi: dalle 11.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 16.00. Per informazioni: Coop. IMAGO di Dongo - tel. 0344 82572; http://www.imagolario.com/  info@imagolario.com
  • Sig. Sciam Emilio - tel. 0343 44085 (per aperture su richiesta in orari diversi da quelli riportati sopra)
 
 
mappa di Il tempietto di San Fedelino
  1. Percorso
 

Percorso

Questa facile gita ci porta a visitare l'antichissima chiesetta dedicata al martire Fedele, uno dei più antichi edifici sacri dell'alto Lario e della diocesi di Como.

Punto di partenza della gita è il paese di Casenda che si raggiunge in breve da Novate Mezzola imboccando la Strada Trivulzia che percorre il versante occidentale della Valchiavenna (vedi cartina).

Da Casenda, prendere a sinistra seguendo le indicazioni per "S. Giovanni dell'archetto" e "San Fedelino", poi, seguendo ancora le indicazioni, imboccare una sterrata che, dopo qualche centinaio di metri, arriva ai ruderi di S. Giovanni, chiesa semi sepolta da un deposito alluvionale con un discreto affresco sul frontone. Fin qui è possibile giungere in auto. Poco prima della chiesa (cartelli) prendere un sentiero a destra e traversare una roggia su un ponticello per poi procedere su terreno pianeggiante, in un'ombrosa boscaglia avvicinandosi alla sponda destra della Mera. Proseguire sul sentiero fino ad un bivio con cartelli indicatori posti all'inizio di una rampa di pietre a secco su cui corre quel che resta dell'antica via valliva della Valchiavenna. Prendere a sinistra e proseguire lambendo le sponde del fiume, passando accanto a roccioni lisciati dall'azione degli antichi ghiacciai. Ad una biforcazione seguire indifferentemente uno dei due sentieri (quello di destra sale ad alcune baite su un poggio panoramico, poi ridiscende sul versante opposto; quello di sinistra si mantiene presso le rive del fiume ricongiungendosi all'altro più avanti). Continuare sul bel sentiero, ombroso e tranquillo per poi scendere un breve tratto al cui termine si trova una scala in legno e poco dopo, ancora per sentiero pianeggiante si sbuca sulla piccola radura ove, addossata alla roccia, sorge la piccola chiesa di San Fedelino recentemente restaurata.

Il ritorno può essere effettuato risalendo la frana di pietroni che si trova poco oltre il tempietto (cartelli indicatori) seguendo un tracciato segnalato con vernice bianco-rossa. Al termine della ripidissima e faticosa salita si giunge su un bel terrazzo roccioso in cima ad una falesia da cui si ammira una splendida panoramica sull'insenatura sottostante, su Novate Mezzola e sui prospicienti ingressi della Val Codera e della Valle dei Ratti. Poco più avanti si devia a destra si segue torna al primo bivio incontrato all'andata. La durata complessiva della gita è di circa 2 ore. E' però possibile raggiungere il tempietto anche via lago, e quindi con minor fatica, grazie ad un servizio traghetto con imbarco presso il ristorante La Barcaccia di Verceia ( Tel.  0342 902424;  http://www.verceia.valchiavenna.org/labarcaccia/).

L'area dove si svolge la nostra gita rientra nel territorio della riserva regionale del Pian di Spagna-Lago di Mezzola, un'oasi naturale particolarmente creata per proteggere i numerosi uccelli migratori che vi fanno tappa. Si tratta di un territorio principalmente paludoso per cui di difficile accesso; numerosi sono però gli studiosi e gli appassionati di bird-watching" che passano il loro tempo ad osservare e a fotografare la fauna locale. Fra gli uccelli che usano la zona come punto tappa nei loro lunghi voli ricordiamo: il Mestolone, la Canapiglia, l'Orchetto marino, lo Smergo maggiore e quello minore, il Fischione ed il Cormorano. Si segnala inoltre la presenza di due rari rapaci, il Falco di palude e l'Albanella reale. Numerose sono poi le specie acquatiche come il Germano reale, la folaga, lo Svasso, la Gallinella d'acqua, il Cannareccione e la Cannaiola.

Un'altra particolarità della riserva è quella di costituire il limite meridionale della zona di riproduzione del Cigno reale in Europa occidentale. Da qualche anno una coppia di cigni ha stabilito qui la propria dimora e, dopo parecchie difficoltà nell'adattarsi ad un ambiente comunque antropizzato, ha generato alcune covate ripopolando le acque della Mera e del Lago di Novate.


  1. Approfondimento
 

San Fedele e la Lgione Tebea

La tradizione vuole che la chiesetta sia stata eretta sul finire del IX secolo nel luogo ove, sei secoli prima, venne sepolto il legionario cristiano Fedele. La località venne individuata da una pia donna per rivelazione divina; una volta dissepolte, le reliquie del martire vennero portate a Como e il punto in cui furono trovate venne consacrato con un tempietto.

Fedele era un legionario romano appartenente alla Legione Tebea composta da militari convertitisi al cristianesimo e al servizio di Diocleziano, imperatore d'oriente. Nell'anno 296 la legione venne spedita in Italia da Diocleziano, per dar manforte all'imperatore d'occidente, Massimiano, acerrimo nemico del cristianesimo che, stabilita la nuova capitale dell'impero a Milano, si era impegnato in operazioni militari contro le popolazioni cristianizzate delle Alpi.

La legione Tebea venne impiegata da Massimiano per aggredire i Bagaudi, una popolazione di Galli parzialmente convertitasi al cristianesimo e venne spedita oltre il Gran San Bernardo. Venuti a conoscenza degli scopi di Massimiano i tebei si ammutinarono presso Agaunum, l'odierna St. Maurice, nel Vallese. Per questo atto di disobbedienza l'imperatore fu spietato: resi all'impotenza da milizie mercenarie pagane, i tebei subirono due volte la decimazione. Morirono Maurizio, Vittore, Candido e molti altri; alcuni però riuscirono a sottrarsi al massacro per fuggire, inseguiti dagli uomini dell'imperatore, disperdendosi un po' ovunque sulle Alpi. I fatti appena menzionati si perdono fra verità e leggenda e sono basati sulla narrazione di Eucherio, vescovo di Lione che, nel V secolo, raccolse le testimonianze degli abitanti di Agaunum.

Ma il racconto del vescovo si ferma qui; vediamo ora di proseguirlo, basandoci su altre cronache. Fra i militari che riuscirono a fuggire all'ira imperiale vi era anche Fedele. Non sappiamo bene quali percorsi egli abbia seguito per giungere fino alle porte della Valtellina e della Valchiavenna, ma pare abbia risalito il lago su una barca per poi essere raggiunto e decapitato dai suoi inseguitori proprio nell'incantevole luogo ove ora sorge il tempietto a lui dedicato.

Celata fra il verde, ai piedi di una scoscesa pendice rocciosa, isolata su due lati dalle acque del lago di Novate Mezzola e della Mera la piccola chiesa ha una pianta quadrata con abside semicircolare. Poco rimane degli affreschi che, probabilmente, ricoprivano tutte le pareti dell'aula. Miglior sorte hanno avuto gli affreschi dell'abside e, in particolare, quello di un Cristo Pantocreatore fra due angeli e quello raffigurante gli apostoli.

Fedele era un legionario romano appartenente alla Legione Tebea composta da militari convertitisi al cristianesimo e al servizio di Diocleziano, imperatore d'oriente. Nell'anno 296 la legione venne spedita in Italia da Diocleziano, per dar manforte all'imperatore d'occidente, Massimiano, acerrimo nemico del cristianesimo che, stabilita la nuova capitale dell'impero a Milano, si era impegnato in operazioni militari contro le popolazioni cristianizzate delle Alpi.

La legione Tebea venne impiegata da Massimiano per aggredire i Bagaudi, una popolazione di Galli parzialmente convertitasi al cristianesimo e venne spedita oltre il Gran San Bernardo. Venuti a conoscenza degli scopi di Massimiano i tebei si ammutinarono presso Agaunum, l'odierna St. Maurice, nel Vallese. Per questo atto di disobbedienza l'imperatore fu spietato: resi all'impotenza da milizie mercenarie pagane, i tebei subirono due volte la decimazione. Morirono Maurizio, Vittore, Candido e molti altri; alcuni però riuscirono a sottrarsi al massacro per fuggire, inseguiti dagli uomini dell'imperatore, disperdendosi un po' ovunque sulle Alp