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Sci alpinismo - Il canalone del Druet, classica dello scialpinismo orobico

 
  1. Scheda
 
  • Zona: Media Valtellina
  • Tipo: Sci alpinismo
  • Sigla: E-132
  • Periodo consigliato: primavera
  • Tempo di percorrenza: 6 - 7 ore
  • Partenza: Centrale di Armisa 1041 m, raggiungibile dal trivio di Fuentes (Colico) percorrendo la S.S. 38 fino alla località Casacce
  • Esposizione: Nord-Ovest. Gita da effettuarsi con neve assolutamente assestata
  • Dislivello: 1900 m circa alla Cima occidentale dei Cagamei
  • Attrezzatura: Utili i ramponi e piccozza facoltativa
  • Difficoltà: BSA (Buon sciatore alpinista)
  • Bibliografia: Miotti G. e Selvetti C.: "282 itinerari di scialpinismo fra alto Lario ed Engadina" - Guide dalle Guide 1998; Vannuccini M. "Guida al Parco Regionale delle Orobie Valtellinesi" - Lyasis Edizioni 2002
  • Guide e carte: IGM 1:25 «Castello dell'Acqua»; IGM 1:50.000 foglio n. 056 «Sondrio»; Kompass 1:50.000 n. 104 «Foppolo - Valle Seriana»
  • Informazioni locali: bollettino valanghe: http://www.arpalombardia.it/meteo/bollettini/bolniv.htm
 
 
mappa di Il canalone del Druet, classica dello scialpinismo orobico
  1. Percorso
 

Percorso

Nota sul punto di partenza: Centrale di Armisa 1041 m, raggiungibile dal trivio di Fuentes (Colico) percorrendo la S.S. 38 fino alla località Casacce (45 km), dove si imbocca sulla destra la carrozzabile che sale ad Arigna. Da questo centro abitato si prosegue a sinistra (indicazioni) fino alla centrale idroelettrica di Armisa (parcheggio in alto sulla sinistra). Il percorso sulla strada che sale oltre la centrale è in genere impossibile nei mesi invernali.
Dalla Centrale di Armisa proseguire percorrendo la strada che porta all'abitato di Foppi 1250 m e da qui piegare verso destra (Sud) attraversando in diagonale le baite di Prataccio 1458 m e di Michelini 1500 m. Superato questo nucleo, vera porta dell'alta Val d'Arigna si inizia a salire verso sinistra puntando all'ampio dosso sovrastante dietro il quale si trova l'Alpe Druet 1812 m che sorge presso il margine sinistro (destro orografico) del grande Canalone del Druet. Salendo con pendenza sempre più accentuata si entra nel canale, inizialmente molto largo e poi progressivamente più stretto. Si risale il pendio fino alla barriera rocciosa che lo chiude e che di solito si raggiunge agevolmente con gli sci ai piedi. Le rocce si superano per il canale che le incide sulla sinistra e che ci porta in cresta da dove si raggiunge la vetta.
Eventualmente si possono portare gli sci in spalla per scendere con essi anche quest'ultimo canale che però richiede ottime condizioni e grande padronanza dei mezzi.

  1. Approfondimento
 

Il canalone del Druet

Presentiamo di seguito una delle più belle ed esclusive gite scialpinistiche delle Alpi Orobie Valtellinesi, un percorso di grande fascino e non scevro di impegno fisico, in considerazione del suo notevole dislivello. Non sempre in buone condizioni, il Canalone del Druet è, infatti, un'impresa da effettuarsi sul finire della stagione, quando i pendii sono ben assestati. Venuti a conoscenza che il canalone era stato appena salito da Rossano Libera, celebre alpinista e Guida alpina valtellinese, abbiamo chiesto a lui di raccontarci come era andata e di parlarci di quest'esperienza che sicuramente è tra le più "forti" che uno sciatore alpinista possa sperimentare, pur non avendo le difficoltà tipiche dello sci ripido. Più che le difficoltà tecniche, nel Canalone del Druet ci troviamo a tu per tu con l'essenza stessa delle montagne orobiche e con la loro natura selvaggia. Non ci troviamo nelle "nobili" Alpi ma, vi assicuro, l'ambiente isolato, le grandi oscure pareti incombenti, i silenzi stessi, ci immergono in un territorio dove la parola avventura ha ancora tutto il suo significato più vero.
In uno degli angoli più suggestivi e selvaggi delle Alpi Orobie (ma quale zona delle Orobie non si può definire tale?) si trova una delle più belle ed emozionanti gite scialpinistiche della Valtellina. Gli abitanti della Val d'Arigna lo chiamano "el Valun del Vagh", il Vallone del Vago, ma per gli sciatori alpinisti il suo nome è "Canalone del Druet". Strano questo, perché, qualora si voglia raggiungere una cima, non sarà quella del Pizzo Druet, 2868 m, che svetta a destra del termine del canalone, bensì il Pizzo Occidentale dei Cagamei 2912 m, che si trova sulla sinistra.
Sebbene il mese di aprile abbia già fatto il giro di boa, mi son fatto prendere dalla voglia di tornare in questo luogo. La scusa era quella di far scoprire all'amico Federico un'altra delle tante sorprese che queste remote valli ci sanno regalare. La verità è che se si vien presi dalla "Orobite" (malattia abbastanza grave) è poi difficile, anzi praticamente impossibile guarirne...
Tutte le Orobie sono belle, ma il settore centrale della catena, quello che comprende le valli Venina, Arigna e Malgina è veramente superbo. Gli scorci offerti dalla Val d'Arigna, dove oggi ci troviamo, con i suoi ripidi canali difesi in alto dai contrafforti delle cime di Caronno, Coca, Scotes e tutta la bastionata che ne segue, non possono non lasciare affascinati.
All'inizio la salita è abbastanza monotona, ma dall'Alpe Druet 1812 m il canale si mostra in tutta la sua magnificenza, secondo in questo forse solo al vicino e più corteggiato (solo perchè quasi mai in buone condizioni) Canalone di Val Malgina. Ma non vogliamo stilar classifiche di sorta, qui la natura è stata veramente benevola con gli sciatori alpinisti: le condizioni geomorfologiche delle Orobie valtellinesi e la loro esposizione consentono tante gite di grande pregio.
Dopo l'Alpe Druet il pendio si fa decisamente più ripido e stretto; la neve indurita consente una rapida progressione finché, con sorpresa, verso i 2000 m, cominciamo ad avanzare lasciando una debole traccia su neve polverosa. È il regalo delle recenti nevicate dei giorni scorsi e la promessa di una sciata da favola. Pregustiamo già la gioia della discesa che ci sembra debba cominciare alla base della barriera di rocce in cima al vallone che è solcata da due ripidi canali.
Valutiamo con attenzione la possibilità di salire ulteriormente percorrendo il canale di destra: l'altro sembra più carico di neve fresca e quindi potenzialmente più pericoloso. Comunque prima bisogna arrivare alla loro base e c'è ancora un bel pezzo di vallone da risalire.
Riprendiamo la marcia tracciando una scia a zig zag sempre più stretta; dopo le prime inversioni la pendenza aumenta di molto, così come pure lo strato di neve fresca. Non ci pare di stare forzando la sicurezza del pendio ma forse è meglio evitare di tagliare il manto nevoso con le lamine degli sci. Attacchiamo quindi i "legni" allo zaino e continuiamo a salire; Federico segue fedelmente a breve distanza.
Giunti ad una strozzatura, la spessa coltre nevosa lascia spazio ad un tratto dapprima compatto e poi ghiacciato. Ora ad impensierirmi non è più la stabilità del manto quanto la pendenza! Ce la faremo a scendere sci ai piedi? Comunque è il pensiero di un attimo, al massimo scenderemo questo tratto come ora lo stiamo salendo: a piedi.
Ovviamente mi piacerebbe che ciò non si verificasse perché sarebbe come interrompere l'armonia del gesto della sciata