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Escursioni - Il Rifugio Luigi Mambretti e la salita alla Punta di Scais

 
  1. Scheda
 
  • Zona: Media Valtellina
  • Tipo: Escursione
  • Sigla: E-45
  • Periodo consigliato: estate
  • Tempo di percorrenza: primo giorno 2 ore; secondo giorno 4 ore dal rifugio alla vetta
  • Partenza: sbarra sulla carrozzabile della diga di Scais al termine del piano di Agneda a q. 1300 m. c.
  • Dislivello: 700 m al Rifugio Mambretti; 1034 m dal rifugio alla vetta
  • Attrezzatura: imbragatura, corda, piccozza (martello-piccozza) e ramponi, cordini, un paio di chiodi da ghiaccio e da roccia, qualche moschettone
  • Difficoltà: PD (Poco difficile)
  • Bibliografia: Vannuccini M. "Guida al Parco Regionale delle Orobie Valtellinesi" Lyasis Edizioni, Sondrio 2002
  • Guide e carte: Kompass 1:50.000 «Foppolo Valle Seriana»; IGM 1.25.000 «Piateda» e «Valbondione»; IGM 1.50.000 «Sondrio»
  • Informazioni locali: le chiavi del Rifugio Mambretti si possono chiedere presso: CAI Sez. Valtellinese Sondrio - Via Trieste 27 Sondrio. Tel. 0342-21.43.00
 

le chiavi del Rifugio Mambretti si possono chiedere presso: CAI Sez. Valtellinese Sondrio - Via Trieste 27 Sondrio. Tel. 0342-21.43.00

 
mappa di Il Rifugio Luigi Mambretti e la salita alla Punta di Scais
  1. Percorso
 

Percorso

Nota sul punto di partenza: sbarra sulla carrozzabile della diga di Scais al termine del piano di Agneda a q. 1300 m. c.; Agneda si raggiunge staccandosi sulla destra della SS. 38 dello Stelvio all'uscita di Sondrio in direzione di Tirano. Traversata la ferrovia e l'Adda si procede verso Busteggia (fraz. di Piateda 2 km da Sondrio) da qui, e da Piateda Località Dosso (4 km c. da Sondrio) si imbocca sulla destra la deviazione per la Val Venina e Agneda che si aggiunge in 10.5 km (gli ultimi 1.5 km sono su strada sterrata).

  1. Approfondimento
 

Rifugio Mambretti 2004 m. e Punta di Scais 3039 m.

Ogni tanto Trekking offre ai suoi lettori una piccola ascensione, un percorso un po' più difficile del solito, tanto per accontentare anche gli amanti dell'alpinismo facile. Questa volta l'ascensione proposta ci porta su una delle sole tre vette orobiche a superare i 3000 metri, la Punta di Scais. La gita potrebbe essere effettuata in un sol giorno da alpinisti allenati e veloci nelle manovre; tuttavia la presenza lungo il tragitto del graziosissimo rifugio dedicato a Luigi Mambretti ed appartenente alla Sezione di Sondrio del CAI, consiglia di spezzare la salita con pernottamento al Mambretti. Il piccolo edificio, non custodito, sorge in posizione veramente panoramica e in un ambiente tanto grandioso quanto solitario e romantico da non aver nulla d invidiare alle vicine Alpi.
Queste aspre cime e le loro creste accidentate sono generalmente formate da rocce di tipo arenaceo che in genere sono poco solide, tuttavia a partire proprio dalla Punta di Scais e procedendo verso occidente la qualità della roccia migliora consentendo un'arrampicata sicura e divertente. Non per nulla, proprio sulla Punta di Scais giunge la più rinomata e classica cresta delle Orobie Valtellinesi, salita da Alfredo Corti, il maggior esploratore di questi monti ed a lui dedicata. Si tratta di un'ascensione di tutto rispetto, forse ancor più impegnativa dell'ormai inflazionato spigolo Nord del Pizzo Badile, ma ben pochi lo sanno.
La porzione basale della Cresta Corti è formata da un possente torrione, che sembra una cima a sé stante, il Torrione di Scais ai cui lati si addentrano due stretti valloni occupati da due minuscoli e selvaggi ghiacciai, la Vedretta di Porola a sinistra e la Vedretta di Scais a destra, apparati glaciali che per la loro conformazione stretta e ripida sono detti di tipo pirenaico.
La cima della Punta di Scais è celata da quella del Torrione omonimo e la montagna sembra quasi più piccola di altre vette che, per effetto prospettico, appaiono più alte: il Pizzo della Brunone a destra, il Pizzo Porola ed in particolare la Cima di Caronno ed il Pizzo Scotes a sinistra.
L'ascensione alla cima, comporta dunque il superamento del ghiacciaio di Scais, a stagione avanzata abbastanza crepacciato e sempre ripido. Occorre, pertanto, poter disporre dell'attrezzatura adeguata, corda, piccozza, ramponi, qualche chiodo da ghiaccio e cordino. Il tratto finale alla vetta si svolge su roccia, sfruttando uno dei tre canali-camino che solcano la parte Ovest della montagna. Come sempre vogliamo ricordarvi la massima prudenza e la migliore scelta del periodo e delle strategie di scalata anche se si tratta di una facile ascensione.
In particolar modo partite presto e tornate presto, questo anche perché vi muoverete in parte su terreno glaciale, meglio assestato col freddo; e poi evitate di affrontare l'ascensione con tempo incerto o in cattive condizioni fisiche. A occidente della cima, sempre a chiudere in alto il vallone della Vedretta di Scais, si trova un'altra cima che supera i 3000 metri, il Pizzo Redorta.
Sul finire del 1800 queste cime furono il regno della guida alpina Giovanni Bonomi uno dei più rinomati professionisti dell'epoca in Lombardia. Alla sua figura abbiamo dedicato l'apposita scheda.

Primo giorno

Lasciata l'auto al termine del pianoro successivo l'abitato di Agneda, si sale per la ripida carrozzabile e si raggiunge il margine destro (ovest) del muraglione della diga di Scais. Si prosegue ancora lungo la strada e poco prima di un sottopasso artificiale la si abbandona per scendere a sinistra (cartello indicatore per il rif. Mambretti) fino alla sponda meridionale del lago che si costeggia. Traversato su un ponte il torrente Caronno, poco dopo, presso alcune case, si incrocia l'itinerario che percorre la sponda orientale del lago. Prendendo a destra si prosegue nel bosco con comodo tracciato fino al pianoro dell'Alpe di Caronno. Per comodo sentiero si raggiunge la casa dei guardiani della diga e si prosegue sulla stradina che percorre la sponda orientale del lago fino nei pressi di una grande casa prima della quale si prende un sentiero che sale verso sinistra e prosegue in un alternarsi di bosco e radura fino al pianoro dell'Alpe Caronno. Oltre il pianoro, il sentiero, ben segnalato, sale con molti tornanti un dossone boscoso e sbuca sui pascoli che precedono il rifugio che in breve si raggiunge.

Secondo giorno

Dal rifugio, prendere la buona traccia che, quasi pianeggiante, si addentra in direzione Sud-est, entrando nel vallone morenico occupato, in alto, dalla Vedretta di Porola. Raggiunto il greto del torrente originato dal ghiacciaio si prosegue puntando verso il largo basamento della rocciosa cresta Nord-ovest della Punta Scais (Torrione di Scais). Scavalcata verso destra la morena che divide il bacino della Vedretta di Porola da quello della Vedretta di Scais, si prosegue per rottami nel vallone di quest'ultima, rinserrato fra i versanti meridionali della Punta Scais a sinistra, e quello settentrionale del Pizzo della Brunone a destra. Messo piede sul ghiacciaietto, lo si rimonta (qualche crepaccio) fino ai piedi di una ripida impennata quasi al termine dello stesso.
Prima del risalto del ghiacciaio, volgere a sinistra e risalire, su chiazze nevose e rottami, il versante Sud-ovest della Punta Scais, puntando alla base di quello più a destra dei tre canali che lo incidono. Questo canale, in alto stretto a camino per un breve tratto, sbuca al profondo intaglio della cres