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Escursioni - Un riposante anello fra il verde e le rupi della Valle di Scerscen

 
  1. Scheda
 
  • Zona: Media Valtellina
  • Tipo: Escursione
  • Sigla: A67
  • Periodo consigliato: estate-autunno
  • Punto di partenza: Franscia 1500 m, raggiungibile staccandosi, a sinistra, dalla SS 38 all'ingresso di Sondrio e percorrendo la carrozzabile della Val Malenco seguendo le indicazioni per Lanzada e Franscia (Milano-Sondrio 130 km; Sondrio-Franscia 24 km).
  • Tempo di percorrenza: 1,30 ore per la sola salita ai rifugi; 3 ore per l'intero percorso.
  • Dislivello: 520 m circa
  • Difficoltà: E (Escursionistica)
  • Bibliografia: Arzuffi Luca "Valmalenco le più belle escursioni", Lyasis Edizioni, Sondrio 2006;
  • Canetta E. e N. "Escursioni attorno al Bernina", Ed. Tamari - Bologna 1987;
  • Canetta N. e Miotti G. "Bernina", Collana Guida dei Monti d'Italia, Ed. CAI-TCI - Milano 1996;
  • Cartografia: Carta Escursionistica Kompass 1:50.000 n° 93 «Bernina-Sondrio»; CNS 1:50.000 «Monte Disgrazia».
  • Informazioni locali: Consorzio Turistico Sondrio-Val Malenco Sondrio - Via Tonale, 13 - 23100 Sondrio -Tel. +39 0342 219246 - E-mail:info@sondrioevalmalenco.it  Chiesa Valmalenco - Località Vassalini - 23023 Chiesa V.co - Tel. +39 0342 451150
  • Rifugio Mitta Tel. 347-7938825
  • Rifugio Musella Tel. 0342-452579
 


 
mappa di Un riposante anello fra il verde e le rupi della Valle di Scerscen
  1. Percorso
 

Percorso

Raggiunta Franscia, e lasciata l'auto, si imbocca la stradina asfaltata che inizia dal piazzale che precede l'albergo Fior di Roccia e con ampio semicerchio percorre il margine dell'ampia conca prativa racchiusa fra le rupi. Dopo una breve discesa si traversa il torrente Cormor, che giunge dai bacini artificiali di Campo Moro e Gera; poco oltre un altro ponte consente di superare il torrente Scerscen. Ora con un paio di tornati, si prende quota lambendo le numerose abitazioni in gran parte edificate negli ultimi trent'anni. Dopo un successivo tratto pianeggiante la carrozzabile traversa la conca e si porta sul lato opposto per salire con alcuni tornanti lungo le antiche discariche oggi rimboschite dei "Piodè". Al termine dell'asfalto si continua ancora brevemente su sterrato fino ad un ampio piazzale che precede una cava. Da qui, seguendo le segnaletiche, si prende la stradina che verso destra porta alle abitazioni di Franscia, costruite sotto montagna dove inizia la mulattiera per il Dosso dei Vetti. Questo, assieme al gruppo di case posto a metà della conca, è il nucleo originario della località.

La zona che abbiamo appena percorso si chiama Piodè (italianizzando: posto delle piode) perché si trova al margine di grandi discariche di pietrame prodotte da vecchie cave di amianto e di serpentino, ora abbandonate o sostituite da altre più efficienti. Piode sono dette localmente le lastre di serpentinoscisto usate come tegole per i tetti in tutta la Val Malenco e in Valtellina. Trattandosi di un materiale eccellente allo scopo, il serpentinoscisto, che si lascia "sfogliare" in sottili lastre è diventato un pregiatissimo materiale sulla cui estrazione si basa buona parte dell'economia valliva.

Per diversi anni queste discariche furono luoghi d'azione prediletti dai cercatori di minerali che qui potevano imbattersi in esemplari di magnetite, pirrotina,granatogrossularia, e, molto raramente, nel ricercatissimo granato verde o demantoide. Oggi, però, trovare qualcosa fra gli sfasciumi che ancora emergono dalla copertura vegetale è praticamente impossibile.

Lasciate le case dei Piodè, la nostra mulattiera inizia ad inerpicarsi per superare la bastionata rocciosa che incombe sulla conca di Franscia. Man mano si sale il panorama si apre, mentre la bella e regolare piramide del Pizzo Scalino sorveglia il nostro cammino. Durante la salita lambiamo un piccolo gruppo di baite arroccate in splendida quanto vertiginosa posizione su una sorta di gradino-cengia. Una visita al luogo richiede una breve ma consigliabile deviazione.

Ripresa la marcia giungiamo, infine, al margine inferiore del Dosso dei Vetti 1813 m, il promontorio che domina Franscia e sul quale, accanto ad altre baite, si trova il vecchio Rifugio Scerscen, ora aperto solo come punto di ristoro. Il rifugio era, un tempo, un'importante base per chi, magari partendo a piedi da Sondrio, saliva al Rifugio Marinelli. Stiamo, infatti, percorrendo il vecchio sentiero che per decenni ha portato gli alpinisti verso il cuore del massiccio del Bernina. Prima che fosse costruita l'attuale carrozzabile, si partiva da Lanzada si risaliva la bassa Val Lanterna e poi il sentiero aggirava le bastionate rocciose che proteggono Franscia, infilandosi nella Valbrutta. Da qui piegava a destra, passava accanto al "Ristoro" e sbucava ai Piodè.

Il Dosso dei Vetti è come una soglia che ci introduce in un nuovo ambiente. Poco sopra il rifugio Scerscen una sorta di colletto apre allo sguardo più vasti panorami. Inizia, ora, un lungo tratto semi pianeggiante nella bellissima abetaia che ammanta il versante destro orografico del torrente Scerscen le cui acque rumoreggiano molto più in basso, in una stretta forra. Anticamente il Dosso dei Vetti e il ripiano dell'Alpe Foppa, sul versante opposto della valle, erano un unico grande spalto pianeggiante. Nel corso dei millenni le acque dello Scerscen hanno scavato una profondissima gola alta un centinaio di metri e stretta, a volte, solo cinque, sei metri. Il percorso del fondovalle è riservato agli appassionati del "canyoning", ma chiunque può portarsi senza difficoltà allo sbocco delle gole presso Franscia, per ammirare le bellissime marmitte dei giganti e le rocce lisciate dall'acqua. Dopo circa un chilometro di cammino eccoci al margine della piana dell'Alpe Campascio 1844 m. Un tempo il vasto pianoro era una vera oasi nascosta fra i boschi e le rupi del Sasso Nero che lo sovrastano a Ovest. Purtroppo, in questi anni, alcune esondazioni dello Scerscen hanno eroso la cotica erbosa trasformando parte del luogo in un vasto deposito alluvionale. In questo tratto di cammino avremo forse avuto modo di notare la costruzione di una delle tante centraline private che captano l'acqua per produrre energia. La Val Malenco ha subito, in questi anni, gli effetti di un pesante intervento umano in questo senso, intervento che - a prezzo di gravi danni ambientali - ha ritorni piuttosto incerti sull'economia sociale della valle.

Ma la bellezza del luogo raggiunto fa presto dimenticare eventuali tristi pensieri. Facendo attenzione alla segnaletica si abbandona la larga mulattiera di un tempo, deviando a destra. Poco dopo, lambita la stazione della predetta centralina, tramite un bel ponte di legno possiamo traversare lo Scerscen e mettere piede sulla vasta piana dirigendoci alla volta delle baite che ne occupano il margine settentrionale, allo sbocco delle gole superiori del torrente note come Vallone di Scerscen. Seguendo il sentiero che taglia per i prati si supera, su un ponticello, un affluente dello Scerscen e si procede verso Nord avvicinandosi al margine dell'alpeggio ma senza arrivarci. Le indicazioni ci portano, infatti, all'imbocco di un evidente sentiero che inizia ad inerpicarsi lungo il ripido pendio boscoso che chiude il pianoro verso Nord. Una lunga serie di tor