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Passeggiate - Gita al Lago Nero dello Spadolazzo

 
  1. Scheda
 
  • Zona: Valchiavenna
  • Tipo: Escursione
  • Sigla: E-9
  • Periodo consigliato: da luglio ad ottobre
  • Punto di partenza: SS36 dello Spluga. Vedi specifiche in descrizione del percorso.
  • Tempo di percorrenza: 1 ora per la salita
  • Dislivello: 300 m. circa.
  • Difficoltà: E (Escursionistica)
  • Bibliografia: Gogna A. Recalcati A. "Mesolcina-Spluga" Collana Guida dei Monti d'Italia; Ed. CAI-TCI; Milano 1999; Giacomelli F. e Lisignoli G. "Sentieri e ascensioni facili in Valchiavenna"; Ediz. Rota - Chiavenna 1989.
  • Cartografia: CNS 1:50.000 «S. Bernardino»; Carta Escursionistica Kompass 1:50.000 «Chiavenna-Val Bregaglia».
 


 
mappa di Gita al Lago Nero dello Spadolazzo
  1. Percorso
 

Percorso

Raggiunta la sponda orientale del lago di Monte Spluga (24,5 km da Chiavenna 48 km da Colico e 167 da Milano) se ne percorre un breve tratto fino all'inizio di un viadotto in pietra che passa sopra le acque separando, sulla destra, una piccola ansa del lago quasi sempre in secca. Una strada sterrata si diparte sulla destra e costeggia questa piccola ansa per rientrare nella carrozzabile molto più avanti. Entrati sulla sterrata, la si percorre per poche decine di metri trovando parcheggio. Abbandonata l'auto si raggiunge il vicino cartello escursionistico che indica la direzione per il Lago Nero (sentiero C13). Si sale dapprima direttamente per una cinquantina di metri immettendosi in un tracciato che taglia in diagonale verso sinistra. Con agevole cammino si segue il sentierino che, sul finire di giugno, offre il suggestivo accompagnamento di una rigogliosa fioritura di rododendri. Il lungo tratto in diagonale porta all'ingresso della valletta che scende dal sovrastante piccolo ghiacciaio del Surettahorn o Pizzo Suretta 3.027 m.. Poco prima di raggiungere il torrente di fondovalle, su un masso s'incontra il segnale a vernice che, con una freccia bianca, indica verso destra la deviazione per il Lago Nero. Man mano si prende quota lungo la traccia, che a volte presenta qualche ripido tratto, il panorama si amplia in direzione del Pizzo Suretta e del valico dello Spluga. Particolarmente bella è la spumeggiante cascata doppia che salta da una rupe rocciosa sottostante la piccola punta quotata 2.720 m., dietro la quale si cela la vetta del Suretta. In un ambiente aperto di pascoli sassosi ravvivati da una rigogliosa fioritura si sale con qualche tornante arrivando su un poggio dove il sentiero sembra perdersi. La segnaletica (bandierine bianco-rosse) è tuttavia abbondante ed in breve si riprende la traccia più marcata che, passando accanto ad una prima casetta di pietra, si porta sotto il pendio terminale. Un lungo traverso diagonale verso destra porta ad un tornate presso il quale si trova un altro piccolo edificio costruito durante la realizzazione del sottostante bacino di Monte Spluga. Infine, un'ultima salitina ed una curva verso destra ci consentono di arrivare al basso muretto che prelude al Lago Nero.

Dopo che vi sarete riposati presso le tranquille sponde del laghetto, più riparate dal vento che in questi luoghi è abbastanza comune, vi consigliamo di raggiungere il ciglio orientale della conca che lo ospita. Di lassù il panorama si apre anche sulla media e bassa Val San Giacomo il cui versante opposto è coronato da alte vette.

A Nord-ovest sopra il piccolo abitato di Monte Spluga che si trova sulla sponda settentrionale dell'omonimo lago, si trova il Pizzo Tambò 3.275 m.. Ai suoi piedi da Monte Spluga s'addenta verso Ovest la verdeggiante Val Loga. La sponda occidentale del Lago di Monte Spluga è dominata invece dalla conica e ampia cima del Monte Cardine 2.467 m., alle cui spalle svetta la punta del Pizzo Ferrè 3.103 m. che sul versante settentrionale mostra un discreto ghiacciaio. Appena a sinistra della cima ecco invece la svelta sommità rocciosa del Piz di Pian 3.148 m.. Segue un tratto senza importanti cime che poi riprende con la vetta del Pizzo Quadro 3.015 m.; oltre questa vetta lo sguardo si perde ancor più a Sud verso i vapori e le calure della pianura cui, almeno per oggi, siamo sfuggiti.

  1. Approfondimento
 

Presentazione

A volte l'estate si presenta con calde giornate e il desiderio di sfuggire alla pesante afa della pianura spinge un po' tutti alla ricerca di mete ove trovare refrigerio. In questi casi non resta che prendere l'auto e andare verso le spiagge o sui nostri laghi; c'è tuttavia anche l'opzione montagna che, se si sa scegliere la meta giusta, regala frescure e paesaggi indimenticabili.

Ci si può accontentare di salire con l'auto il più in alto possibile fermandosi poi nei pressi della strada; ma, pur trovando riparo dal caldo, non si potrà sfuggire all'assembramento dei tanti che come noi hanno avuto la stesa idea. Se si riesce a vincere la pigrizia, è molto meglio allontanarsi un po', magari senza far troppa fatica ma alla ricerca, oltre che del fresco, anche di pace e tranquillità.

La gita che vi proponiamo si ripromette un po' questo, e cioè di portarvi, con pochi passi, fuori dalla ressa, in un meraviglioso punto panoramico, sulle rive di un silenzioso laghetto di montagna incastonato fra le rocce ed i pascoli dell'alta Val San Giacomo, in vista di alte vette e del valico dello Spluga.

È una passeggiata per tutti, anche per chi è poco allentato: in questo caso basterà prendersela un po' più comoda e prevedere una decina di minuti in più per arrivare alla meta. Tuttavia, lungo il percorso le vedute e l'ambiente saranno una splendida distrazione durante le soste per "tirare il fiato".

Il piccolo Lago Nero, specchio d'acqua di origine glaciale, è uno dei tanti che costellano le montagne attorno al Passo dello Spluga occupando terrazzi e piccoli altopiani per ingentilire un paesaggio severo e grandioso. Oltre a questo vogliamo ricordare agli appassionati che il lago è meta estiva di molti pescatori sportivi.

Una volta raggiunta la conca morenica che, ai piedi del dirupato e roccioso versante orientale del Pizzo Spadolazzo, vi consigliamo di portarvi sul suo ciglio in modo da poter ammirare tutta la sottostante vallate in parte occupata dal grande bacino artificiale di Monte Spluga.

Il Lago di Monte Spluga

Nei primi anni del 1920 tutta la Val San Giacomo fu interessata da un'intensa opera di captazione e derivazione delle acque allo scopo di produrre energia elettrica. Dopo una prima fase pionieristica iniziata sul finire del 1800 e caratterizzata da impianti di piccole dimensioni a scopo industriale e di fornitura locale, si stava, infatti, passando alla realizzazione di complessi sempre più grandi, in grado di distribuire energia su larga scala. Le prime iniziative private o locali sorte sul finire del 1800, furono man mano sostituite dalla nascita di piccole e grandi società che si buttarono a capofitto nel lucroso mercato energetico. La grande abbondanza di acqua delle montagne valtellinesi rendeva tutto il territorio una vera miniera d'oro e in quel momento pareva che tanta abbondanza avrebbe potuto sostenere per secoli la richiesta energetica. Ogni valle e vallecola fu sfruttata con la costruzione, ove possibile, di bacini idroelettrici e con opere di derivazione altrove.

Nel 1922, la Società Interregionale Cisalpina-Edison iniziò la costruzione dell'impianto produttivo di Mese che inizialmente era alimentato dalle acque di derivazione captate a Prestone di Campodolcino e da altri torrenti più a valle. Nel 1927 l'impianto di Mese era il maggiore d'Europa e forniva energia alla città di Milano grazie ad un elettrodotto da 130.000 volt. L'inaugurazione ufficiale della centrale di Mese avvenne in quell'anno, alla presenza del principe Umberto II di Savoia.

Sempre nel 1927 si diede inizio alla costruzione dell'invaso di Monte Spluga che verrà ultimato nel 1931 e che, con la sua capienza di 32.440.000 metri cubi, raccoglie le acque di tutta l'alta Val San Giacomo. Accanto a questa imponente opera di ingegneria civile, furono nel tempo realizzati altri serbatoi minori e ogni goccia d'acqua disponibile fu posta sotto controllo allo scopo di ottimizzare la produzione di energia. Anche il minuscolo Lago Nero dello Spadolazzo non sfuggì a questa logica e un piccolo muro di contenimento fu costruito a sbarramento della conca naturale che lo ospita.

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